Scrivere un articolo sull’addio al calcio di Simon Kjaer non dovrebbe avere molto senso, dato che la gente è interessata a sapere quel che accade ora e non quel che è già successo mesi fa. Eppure, anche se conterà poco, ci tenevo a dire a modo mio qualcosa su un giocatore speciale. Parliamo della sua ultima versione, quella del Milan, quella più saggia e spirituale.
Chiaramente, oggi pensare a Kjaer è anche pensare a Eriksen. Un evento troppo grande. Ma in pochi oggi ricordano, dopo il noto intervento, Kjaer che pone la squadra intorno a Eriksen disteso, o quando è andato a parlare e ad abbracciare la moglie in lacrime, calmo. Solo dopo si è rivelato scosso, e si è fatto sostituire.
In campo con il Milan tante indicazioni ai compagni, tanti palloni messi fuori quando si poteva rischiare la frittata, tante pallonate in piena faccia (un paio a partita?), tante mani tese per aiutare gli avversari a rialzarsi. Sempre come se stesse servendo qualcosa di superiore.
Prima della rottura del crociato (dicembre 2021), arrivato nel momento migliore della sua carriera, Kjaer è stato il miglior difensore del Milan di Pioli. Molto presente di testa, partner perfetto nel posizionarsi per i suoi compagni, elegante con i suoi lanci dalla difesa.
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Ma, soprattutto, grazie per la coerenza, per essere stato un’immagine diversa dello sport.
In tutte quelle interviste in rossonero, invece delle solite frasi, Kjaer parlava di soddisfazioni, della gratificazione per le piccole cose, dell’essere gruppo in modo spontaneo, con quello strano accento romano.
Purtroppo in pochi se ne sono accorti, perché non erano retroscena o frasi da titoli. Eppure, si avvertiva sempre un certo equilibrio, una certa serenità di fondo, che rendevano Kjaer – almeno ai miei occhi – un grande modello sportivo.
Generoso nei gesti, grato nelle reazioni.
Grazie Kjaer perché sei uscito dalla porta sul retro, ancora una volta senza fare rumore, in punta di piedi. Come quando hai pensato di riservare maggior spazio a Pioli e Giroud, nel giorno del tuo addio al Milan.
Come accade per pochissimi uomini, non ci hai mai chiesto di essere chiamato leader ma, senza dire niente, nel corso della tua carriera sei sempre stato riconosciuto così dagli altri. Sei stato scelto come leader dagli altri.
Davvero, grazie di tutto, Kjaer.
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