Il rinomato giornalista di Sky Sport, Mario Giunta, ha rilasciato un’intervista esclusiva ad AllMilan.it, analizzando nel dettaglio la delicata situazione in casa Milan e le possibili soluzioni in vista della prossima stagione.
Maignan, Theo Hernandez e Leao erano considerati le colonne portanti del Milan, ma ora sono tra i giocatori più criticati. A cosa può essere attribuito questo calo di rendimento? È solo un periodo difficile o potrebbe essere il segnale della fine di un ciclo? Se fossi un dirigente, quale strategia adotteresti a giugno per il loro futuro?
“Io farei una distinzione tra i tre giocatori. Penso che sia un percorso, non dico finito, ma poco ci manca, per Leao. A me piace tantissimo, lo ritengo un giocatore fortissimo, però questa ultima stagione è stato messo troppe volte in discussione. Non ne conosco le motivazioni, può essere che qualche volta ha giocato sotto le sue aspettative, ci può stare che venga criticato, però non so quanto lo stesso ragazzo sia disposto ad accettare ciò in un’altra stagione. Mi metto anche nei suoi panni: viene sempre etichettato come quello che ciondola in campo, ma è sempre uno dei migliori o uno dei più impattanti. Gli conviene rimanere al Milan? Su Theo ne faccio un altro. Penso che per Hernandez questa sia una stagione disgraziata dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Può capitare che un ottimo giocatore come lui viva una stagione non positiva, la metto nelle eventualità di una carriera. Maignan lo ritengo uno dei portieri più forti al mondo. Fossi un dirigente del Milan ripartirei da lui. È vero che ha fatto l’errore con la Lazio, è vero che ha fatto l’errore con il Feyenoord, ma sfido a trovare un portiere che non ne faccia durante l’anno. Nel calcio è facile ricordare solo gli errori e non le cose positive”.
Recentemente si è parlato delle difficoltà di Maignan, sottolineando quanto fosse importante per lui la figura di Paolo Maldini. L’ex capitano rossonero riusciva a fargli mantenere alta la concentrazione dopo un errore, impedendogli di abbassare la testa. L’assenza di una figura simile in società può essere una delle cause delle difficoltà attuali della squadra?
“Penso che l’addio di Paolo Maldini sia stato il punto di inizio delle difficoltà del Milan, ma io ci metto anche Massara dentro. Il Milan si trovava ad aver vinto uno scudetto con una società solida, formata da un dirigente come Paolo Maldini che conosceva benissimo l’ambiente, l’identità, e sapeva cosa vuol dire essere milanisti, e con un direttore sportivo come Massara che, secondo me, è uno dei più preparati in giro per l’Europa. Successivamente si è trovato senza tutto questo, con la fretta di richiamare una leggenda come Ibrahimovic per ridare il ruolo che aveva Maldini in precedenza. Si tratta di un uomo che non aveva mai svolto questo lavoro e quindi aveva bisogno necessariamente di un periodo di apprendimento. Maldini sapeva utilizzare le parole, sapeva come rimbrottare i giocatori. Oggi c’è Zlatan Ibrahimovic, ha il carisma e la personalità per poterlo fare, però probabilmente gli mancano anche altre skills rispetto a Paolo, ma sono dell’idea che crescerà nel corso degli anni”.
Dopo la vittoria in Supercoppa Italiana, sembrava che Conceição avesse trovato il giusto equilibrio nello spogliatoio. Tuttavia, tra voci di tensioni interne e prestazioni deludenti, la situazione è cambiata. La dirigenza dovrebbe confermare la fiducia nel tecnico o valutare un nuovo allenatore per la prossima stagione?
“Io fossi un dirigente del Milan cercherei di capire cosa sta succedendo dal punto di vista dei rapporti tra
Conceição e la squadra. Una volta capito quello, capirei se ci sono le condizioni per andare avanti si va avanti. È difficile dare una risposta perché non siamo a conoscenza di cosa stia accadendo internamente. In questo momento se c’è la necessità di fare una «rivoluzione» è bene che si faccia ripartendo da un nuovo progetto tecnico, quindi con un nuovo allenatore, però l’altra domanda è: chi in questo momento può andar bene per il Milan? E che tipo di progetto hanno in mente Cardinale e la dirigenza?
È vero che il Milan ha operato tanto nel mercato di gennaio e avrà una buona base per il prossimo anno, però bisognerebbe fare una nuova rivoluzione secondo me, se si vuole ripartire e ritornare a determinati livelli. Guardando i numeri alla mano il mercato ha reso meno, in termini numerici di punti, di prestazioni, rispetto a quanto fatto in estate. Il Milan paradossalmente andava meglio prima di gennaio che da gennaio in poi, quando sono arrivati Conceição, Gimenez, Walker… C’è bisogno di un cambiamento totale”.
Il Milan sta cercando un direttore sportivo di alto livello. Quale potrebbe essere il profilo ideale per ricoprire questo ruolo, considerando le esigenze della squadra?
“Dipende dal tipo di rivoluzione che si vuole attuare. Se si sceglie di ripartire da zero, è fondamentale essere chiari sin dall’inizio, anche con i tifosi, che meritano sempre trasparenza. In questo caso, ha senso affidarsi a un direttore sportivo capace di scovare talenti in giro per l’Europa, portarli al Milan e concedere loro il tempo necessario per crescere e adattarsi a una realtà immensa come quella rossonera. Se invece si ritiene che la squadra abbia già una buona base e che, con alcuni innesti di qualità, possa tornare subito competitiva, allora la scelta dovrebbe ricadere su un profilo di direttore sportivo differente.Questi due esempi rappresentano i profili dei candidati alla direzione sportiva. Uno vanta un certo standing nella gestione del ruolo, avendo trattato giocatori di alto livello e concluse operazioni di un certo calibro. L’altro, invece, è specializzato nella scoperta e valorizzazione di talenti nel tempo. La proprietà dovrà quindi decidere quale direzione intraprendere, ma sarà altrettanto fondamentale spiegare chiaramente le scelte fatte, così da garantire trasparenza sia a livello interno che nei confronti della tifoseria, che merita chiarezza. Credo che siano consapevoli delle conseguenze delle loro decisioni: se si promette qualcosa di irraggiungibile e poi non si concretizza, bisogna essere pronti a fronteggiare le contestazioni. Non ci si può sorprendere se, allo stadio, i tifosi intonano cori chiedendo la cessione”.
La qualificazione in Champions League sembra sempre più complicata, anche a causa delle sconfitte dirette contro Bologna e Lazio. Pensi che il Milan possa ancora rimontare o sarebbe più saggio concentrarsi sulla Coppa Italia per garantirsi l’accesso all’Europa League e alla Supercoppa Italiana?
“Raggiungere la Champions League sarà molto difficile, sia per il distacco in classifica sia per il numero di squadre in lotta per un posto. La Coppa Italia porterebbe certamente un trofeo, ma per un club come il Milan non sarebbe sufficiente a salvare la stagione. Inoltre, bisogna chiedersi se qualificarsi alla Conference League sarebbe davvero conveniente: quanto darebbe effettivamente al Milan?”
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Il Milan ha alternato prestazioni deludenti, come a Zagabria, a grandi partite come contro il Real Madrid o nel derby di Supercoppa. Qual è il vero volto della squadra? E quali soluzioni potrebbero aiutarla a uscire da questa crisi? Sembra che ci sia un circolo vizioso che impedisce di cambiare marcia. Come si può spezzare questo ciclo negativo?
“Dopo tutto quello che si è visto quest’anno con il Milan in campo, è veramente difficile dare una risposta. Mi viene da pensare che siano vittorie e momenti frutto del caso. La stagione altalenante del Milan mi porta a pensare questo. Non è plausibile che una squadra vinca bene a Madrid o vinca una Supercoppa con due rimonte e poi inciampi in prestazioni durante l’anno come quella sconcertante di Zagabria. La partita di Zagabria è un po’ la fotografia del Milan, errori individuali, espulsioni, atteggiamento a volte sbagliato, qualche spunto del singolo come il gol di Pulisic che rimette in piedi tutta la situazione per poi tornare nell’oblio totale subendo un gol che è qualcosa di veramente sconfortante. Quella partita cambia la stagione mentale della squadra e porta tutta una serie di concatenazioni che hanno portato a questo momento. Situazione negativa attira situazione negativa. Bisogna ricordare che loro sono umani, noi li vediamo sempre come dei robot, ma sono umani. Si entra in uno stato depressivo sportivo da cui è faticoso uscire. Si possono avere dei picchi di risveglio però al minimo errore si torna nella disperazione. L’aspetto mentale è una questione che nel mondo del calcio di oggi è ancora troppo sottovalutato dai club, probabilmente sottovalutato anche dagli stessi giocatori, perché delle volte si sentono più forti di tutto e tutti. Pensano di avere le risorse per poter superare dei momenti, ma in determinate situazioni bisogna avere anche la lucidità, la forza e l’umiltà di dire ‘mi faccio aiutare’. Se qualcuno mi può dare un consiglio per arrivare a una partita più concentrato ed eliminare le parti negative, perché non lo devo prendere questo consiglio?”
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