Già prima della finale contro il Bologna il messaggio era chiaro: “La vittoria della Coppa Italia non salverebbe la stagione”, parola di Tijjani Reijnders. Infatti vedere il Milan navigare sempre lontano dal quarto posto in campionato ed eliminato ai playoff di Champions League dal tutt’altro che inarrestabile Feyenoord fa veramente male a tutti i tifosi rossoneri e avrebbe reso di per sé fallimentare l’annata, a prescindere dai risultati nelle coppe nazionali.
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Ma ciò che fa arrabbiare ulteriormente i tifosi è la comunicazione e la strategia di sviluppo del club adottata negli ultimi due anni. Cardinale e l’attuale organizzazione dirigenziale, ereditava nell’estate 2023 una squadra che aveva appena vinto uno scudetto e che arrivava da una semifinale di Champions nelle ultime due stagioni. Una squadra che aveva bisogno di pochissimi ritocchi per puntare ad affermarsi anche in Europa, e che invece è stata rivoluzionata, per non dire smantellata.
I proclami di questi ultimi 24 mesi sono ancora molto freschi nella memoria di tutti. Nel giugno 2023, l’ad Giorgio Furlani parlava alla Gazzetta dello Sport di “una nuova era“, di “un grande Milan con ambizioni fortificate”. Paolo Maldini e Ricky Massara hanno lasciato in favore di “un gruppo di lavoro che possa rafforzare i progressi compiuti negli ultimi anni“. Nell’agosto 2024, il presidente rossonero Paolo Scaroni dichiarava a Mediaset che “Il Milan di RedBird e Cardinale può ripercorrere i passi luminosi vissuti con Berlusconi“.
Infine Zlatan Ibrahimovic, indiscussa icona rossonera degli ultimi anni, ma anche lui autore di qualche uscita rivelatasi con il tempo piuttosto infelice. Nel giorno della presentazione di Paulo Fonseca Ibra diceva: “Conte non è quello che cercavamo. Di Fonseca ci ha convinto la sua ambizione, la voglia di lavorare e migliorarsi”. Parole che lette adesso, con il Napoli di Conte primo in classifica, inducono ad un sorriso piuttosto amaro. Gli errori possono capitare, ed è giusto dire che anche Maldini scelse come primo allenatore Marco Giampaolo e che i suoi primi anni da dirigente non furono semplici. Ma a quei tempi il club riuscì poi a sistemare il tiro e ad intraprendere un vero percorso di crescita. Adesso anche l’attuale dirigenza sarà chiamata a non sbagliare categoricamente le prossime mosse, perché un’altra stagione di questo livello getterebbe il Milan in un vortice da cui poi sarebbe difficile riprendersi.
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