Sono giorni importanti e storici per il Milan ed il Comune di Milano, infatti come ormai siamo a conoscenza, è finita la telenovela che ci ha accompagnato negli ultimi anni riguardo la questione stadio. In merito a questa vicenda, il Consiglio Comunale ha trovato un accordo con entrambe le società sportive milanesi per la vendita dello Stadio San Siro e delle aree attigue, con 24 voti a favore e 20 contrari. Ora però la palla passa ai club, ai quali spetta il compito di avviare un progetto tanto ambizioso quanto complesso, per la ricostruzione di uno degli stadi che ha fatto la storia del calcio italiano e non solo.
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Le parole del Presidente
Su questa questione è tornato anche a parlare il Presidente del Milan, Paolo Scaroni, intercettato ai microfoni del Corriere della Sera. Queste le sue parole:”Da milanese d’adozione ho sempre creduto nella città del fare, non in quella che abbassa le braccia. È stata una trattativa complessa. Su rinnovamento e parziale demolizione sono emerse posizioni legittime ma ideologiche, che andavano superate. Il mondo cambia, se è successo nel tempio del calcio a Wembley, può accadere qui”.
Lei ha vissuto l’«affaire San Siro» dal principio…
«Sono passati tanti anni e diverse gestioni, da Yonghong Li a Elliott. Io c’ero allora (nel 2017, ndr) e ci sono adesso con Red Bird: una società specialista in sport e stadi, in grado di dare un nuovo impulso a tutta la zona con un impianto moderno ed efficiente in un quartiere che oggi risulta troppo pieno durante gli eventi o troppo vuoto nei giorni della settimana»
C’è stato un momento in cui avete pensato davvero di rinunciare a San Siro?
«Sì, e abbiamo lavorato sull’alternativa San Donato. Un’area su cui restiamo propositivi: abbiamo speso 40 milioni, e manteniamo l’idea di portarci attività sportive».
Sullo stadio condiviso?
«Funzionerà perché ha sempre funzionato. Dividerci e restare al Meazza? Non è mai stata un’opzione in campo»
Al di là dei difetti, la «Scala» del calcio resta un’icona. Il timore è che il fascino possa perdersi in cantiere.
«San Siro è già lo stadio più bello del mondo per vedere le partite. Lo sappiamo, e per noi è un must assoluto fare in modo che si veda ancora meglio, con gli spettatori ancora più vicini e le tribune altrettanto verticali, se non di più».
La suggestione riguardo la vendita del Club
Durante l’intervista, non sono mancate domande riguardanti il tema societario. Questo nodo da tempo risuona nelle orecchie dei tifosi rossoneri, i quali esprimono sempre più perplessità riguardo il progetto societario e il futuro del club, con una possibile vendita futura. Ecco cosa ha detto il Presidente in merito a questa tematica:”Anche se non escludiamo altre scelte in futuro, oggi siamo lontanissimi. La nostra vocazione è sportiva. Non c’è alcuna vendita in programma a breve o medio termine. Il progetto sarà un patrimonio in grado di generare entrate maggiori, spazi più agevoli, praticabili e belli per invogliare i tifosi a venire ancor di più, così da comprare grandi giocatori e vincere le coppe come tutti i grandi club. Nessuno scappa con i soldi in tasca”.
Tra ciclone delle inchieste e caro prezzi, avete timori per il futuro del modello Milano in cui state investendo?
«Milano resta il posto migliore in Italia, anche se nella sensibilità degli investitori esteri i tempi sono fondamentali. Gerry Cardinale subisce il fascino di Milano, ne è entusiasta, vede tanti giovani e stranieri e crede nella sua capacità di continuo cambiamento. Io gliel’ho sempre detto: vedrai che ce la faremo».
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