E’ arrivato al Milan quasi in silenzio, l’ultimo giorno di mercato. La squadra veniva da un avvio in chiaroscuro – ko con la Cremonese all’esordio, riscatto con il Lecce – e serviva qualcosa per ridare energia all’ambiente. Quel qualcosa, anzi quel qualcuno, è stato proprio il centrocampista francese. Da quando ha indossato la maglia rossonera non è mai uscito dall’undici titolare, nemmeno in Coppa Italia.
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Sul Corriere della Sera, Carlos Passerini non ha dubbi: «Adrien Rabiot è un giocatore dall’intelligenza superiore alla media. E ora se ne sono accorti anche i tifosi del Milan». Parole che fotografano alla perfezione il suo impatto. Non solo corsa e fisicità, ma soprattutto capacità di leggere le situazioni con un secondo di anticipo.
Passerini aggiunge: «Aveva ragione Allegri: il francese è un fedelissimo che sa sempre cosa fare. E ora al Milan sta dimostrando di essere più che un gregario: è un uomo squadra».

Un giudizio che pesa, soprattutto perché accostato a un’altra stella della mediana rossonera. «Rabiot e Modric formano la coppia che serviva al Milan. Due leader maturi, due teste pensanti che hanno trasformato il centrocampo», scrive ancora il giornalista.
Non è solo una questione tecnica. È leadership, è carisma. «La squadra aveva bisogno di qualcuno che alzasse il livello mentale, non solo quello del gioco. L’ottavo posto della scorsa stagione era stato un trauma: Rabiot e Modric hanno riportato ordine e sicurezza».
Il francese oggi sembra nato per giocare a San Siro. Corre, contrasta, s’inserisce e guida i compagni. Se Modric è il professore, lui è l’allievo che non sbaglia una lezione.
Il Milan, adesso, guarda in alto. E lo fa anche grazie a quel colpo last minute che si è rivelato un affare d’oro.
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