Per anni è stato uno dei protagonisti assoluti dell’Atalanta di Gasperini, diventando uno dei calciatori più incisivi della Serie A. Poi, un momento buio lo ha costretto a fermarsi, la depressione lo ha allontanato dal calcio giocato, spingendolo a prendersi una pausa per affrontare un periodo difficile.
Nell’intervista rilasciata questa mattina da La Gazzetta dello Sport, Josip Iličić ha ripercorso i suoi anni d’oro con la maglia nerazzurra, parlando apertamente della sua battaglia contro la depressione e svelando anche alcuni interessanti retroscena legati al Milan.
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Iličić si racconta: Il successo, la malattia e il retroscena sul Milan
Josip Iličić ha scelto di ripartire dalla sua terra natale, dopo tre stagioni con il Maribor, dal 2022 al 2025, nella sessione estiva di mercato ha deciso di trasferirsi al Koper, club di Capodistria. Nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l’ex trequartista dell’Atalanta, si sofferma sui suoi anni d’oro nella squadra di Bergamo, e sull’importanza di aver lavorato con un allenatore del calibro di Gian Piero Gasperini. “Due anni fa ho incontrato Paratici a Londra. Mi disse che avevamo l’attacco da scudetto. Lì ho capito tutto. Io, il Papu, Muriel, Pasalic… avremmo potuto giocare a occhi chiusi e avremmo comunque fatto gol. Cos’abbiamo fatto noi non l’ha fatto nessuno. Eravamo forti, magici. Due gol ad Anfield, cinque al Milan, cinque al Parma. A quel gruppo è mancato un trofeo. Abbiamo disputato due finali di Coppa Italia, ma quella del 2019 è come se non l’avessi giocata”.
Si apre anche su tema delicato come la depressione, condividendo una parte molto intima del suo vissuto ed anche il periodo più buio della sua carriera.
“Non sapevo se sarei tornato a giocare, e quando sei chiuso in casa allora inizi a pensare. Sono stato 42 giorni a Bergamo senza la mia famiglia. Ho sofferto. I soldi, i contratti, non mi importava più di nulla. Non stavo bene. E le voci su mia moglie mi addoloravano”.
Infine svela un importante retroscena che riguarda la squadra rossonera.
“Col Napoli era fatta, parlai con Ancelotti, poi Percassi bloccò tutto. Mi chiamarono anche Milan e Bologna, con il povero Mihajlovic. Ma non piango: meglio da protagonista a Bergamo che uno dei tanti in una cosiddetta big”.
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