Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, torna a rilasciare alcune dichiarazioni. Il patron del fondo RedBird è stato ospite nei giorni scorsi al podcast statunitense The Varsity per analizzare il suo periodo di gestione del club rossonero. Domani sera la squadra di Allegri scenderà in campo contro l’Atalanta per la 9′ giornata di Serie A. Di seguito le dichiarazioni di Gerry Cardinale:
Com’è essere il proprietario di una squadra come il Milan?
“Beh, prima di tutto, dipende dalla giurisdizione in cui sei proprietario. Probabilmente è la cosa più difficile che io abbia mai fatto. È una sfida perché l’ecosistema in cui opero è molto resistente al cambiamento. Ma questa è anche la tesi d’investimento. In tre anni di proprietà, siamo stati positivi in termini di flusso di cassa per la prima volta in 17 anni. E non tengo quei soldi per me, li reinvesto nella squadra. Abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra di Serie A nell’ultimo mercato estivo. Stiamo costruendo un nuovo stadio. Non per intascare denaro, ma per trasformare il profilo finanziario del Milan e portarlo al livello delle squadre di Premier League”.
LEGGI QUI – Juric non ha dubbi: “Come fermare Leao? Può essere lui la chiave”
Cosa intendevi dicendo di voler diventare “Berlusconi 2.0”?
“Ho detto “Berlusconi 2.0” e la mia PR è impazzita (ndr: ride). Ma ciò che intendevo dire è che voglio innovare, come fecero Berlusconi o Steinbrenner ai loro tempi. Solo che oggi non puoi più farlo nello stesso modo: è tutto troppo costoso, ci sono fondi sovrani, miliardari… C’è un’inerzia nello sport: si pensa che più spendi, più vinci. Ma non è così lineare. Quando ho comprato il Milan, l’ho fatto a un multiplo di 3,5 volte i ricavi, contro le 6–7 volte di Manchester City o Chelsea. Quindi credo di aver fatto un buon affare. Ma la domanda che ho fatto è stata: “Perché non si usa un multiplo del flusso di cassa?”. La risposta: perché non c’era flusso di cassa”.
Sul calciomercato:
“Abbiamo bisogno che anche le squadre dei piccoli mercati prosperino. È lo stesso concetto con cui mi confronto in Serie A, ed è lo stesso concetto che ha portato alla Superlega tra la Premier League e il resto del continente. È lì che la situazione diventa problematica. E quello che succederà, secondo me, è che dovremo autoregolarci. Dovremo cambiare il paradigma economico in modo che tutti nell’ecosistema possano sostenersi da soli. La chiave è: devi essere in grado di pagarti da solo”.
Il confronto tra Serie A e Premier League:
“La vera concorrenza non sono le altre 19 squadre di Serie A: è la Premier League. Quello è un buco nero economico che drena ricchezza dal continente. Hanno quasi quattro volte le entrate televisive delle altre leghe europee ed è un problema.Eppure, in Serie A, l’ultima può battere la prima in qualsiasi giornata. È la lega più competitiva, ma non veniamo pagati per questo. Non possiamo ottenere accordi significativi per i diritti internazionali. Perché? Perché i distributori vogliono solo “il meglio”, da cui nasce il fenomeno della Superlega. Negli Stati Uniti, nessuno vuole vedere Cagliari contro Lecce, e questo è un problema. La competizione è l’essenza dello sport, ma non è premiata economicamente”.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
