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Allegri – Fabregas: avversari per natura! Cosa nasconde la lite post Milan – Como

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La lite nel tunnel vicino alla sala stampa di San Siro tra Allegri e Fabregas è già storia. Nella pancia del Meazza sono volate parole grossa tra i due, al termine di una partita tesa che ha visto collezionare all’allenatore del Milan il terzo cartellino rosso dell’anno, mentre il Mister del Como si è reso protagonista di uno spiacevole episodio in cui ha strattonato Saelemaekers durante lo svolgimento della gara. Le ragioni dell’inimicizia tra Allegri e Fabregas partono però da più lontano. Perché già al termine della sfida d’andata si era venuta a creare un po’ di tensione.

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Fabregas
Fabregas

La prima grande differenza tra i due è nella forma mentis e nell’approccio al gioco. Sono infatti tra i maggiori rappresentati delle due fazioni che più stanno animando il dibattito calcistico negli ultimi anni: giochisti e risultatisti. Allegri infatti non ha mai fatto mistero del fatto che la vittoria sia l’unico obiettivo di una squadra e che nel calcio conta vincere più di ogni altra cosa.

“Sei solo un bambino che ha iniziato ora ad allenare”

Al contrario Fabregas ha più volte sottolineato di voler tirare dritto per le proprie idee, rischiando anche di sbagliare, ovvero di perdere. La sfida di gennaio tra Milan e Como e stata la perfetta sintesi delle due filosofie, con il Como che attacca a sporn battuto e il Milan che aspetta basso per poi ripartire.

Score finale 1-3 per il Diavolo. Nel post partita, un Fabregas discretamente nervoso, aveva dichiarato con non poca stizza “Risultato 1-3: risultatismo, che piace tanto qua”. Parole che potevano sembrare quasi come un attacco diretto nei confronti di Max Allegri. Di parole nei giorni successivi en sono spese tante, caricando ulteriormente di tensione, una sfida che si sarebbe rigiocata poco più di un mese dopo, ovvero ieri.

Nel frattempo è arrivato lo striscione dei tifosi lariani, esposto sulle tribune del Sinigallia pochi giorni fa: “Meglio un giorno da Fabregas che cento da Allegri”. Quello di San Siro, potrebbe essere stato solo il secondo capitolo, di una rivalità che rischia di diventare una delle più radicali e radicate in Serie A.

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