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Ancelotti è netto: ecco cosa manca al calcio italiano per tornare grande

Ancelotti

La crisi della Nazionale italiana non è più un’impressione passeggera, ma una realtà che si è consolidata nel tempo. Dopo l’entusiasmo generato dalla vittoria dell’Europeo 2020, ci si aspettava l’inizio di un nuovo ciclo vincente. Invece, quel successo sembra aver rappresentato più un punto di arrivo che una vera ripartenza. L’esclusione dai Mondiali per la terza volta consecutiva, sancita dalla recente sconfitta contro la Bosnia, è solo l’ultimo segnale di un declino evidente. Al di là dei risultati, ciò che preoccupa maggiormente è l’assenza di una visione chiara: la squadra fatica a esprimere un’identità definita e appare spesso discontinua e fragile.

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Le responsabilità non si limitano al campo. All’attenzione è rivolta all’intero sistema calcistico italiano, accusato di non sapersi evolvere. I problemi strutturali riguardano diversi aspetti: dalla scarsa integrazione tra Nazionale e club fino alla gestione dei settori giovanili, passando per una valorizzazione insufficiente dei talenti emergenti. In confronto alle altre realtà europee, l’Italia sembra procedere con un certo ritardo. Il futuro resta incerto e sarà determinato dalle decisioni che verranno prese nel breve periodo. Senza un cambio di rotta deciso, il rischio è che il divario con le grandi del calcio internazionale continui ad ampliarsi.

A dire la sua ci ha pensato anche Carlo Ancelotti, intervenuto ai microfoni de Il Giornale: “O recuperiamo la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e Nazionale o continueremo a soffrire; perché il calcio è si segnare un gol più degli altri ma anche prenderne uno in meno. E non è banalità”.

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