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Mancano le bandiere! Si, e se il problema non fossero i calciatori?

Theo Hernandez

Molto spesso sentiamo discorsi su quanto il calcio sia cambiato, su come il tifoso ormai faccia fatica ad affezionarsi ad un giocatore perché ormai ha la certezza che molto probabilmente nel giro di pochi anni verrà venduto e così via. Questa volta però vorrei girare la questione e usare il punto di vista dei calciatori. Ma siamo così sicuri che la colpa per la mancanza di bandiere nel calcio attuale sia solo loro?

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Ok, avete capito a chi sto alludendo: Theo Hernandez e Rafael Leao. Sono sempre loro, i catalizzatori delle vicende rossonere da sei anni a questa parte. Ci rendiamo conto di quanto sia pesante essere una bandiera di un grande club al giorno d’oggi? Prendiamo Theo. Dal 2019 è sempre stato uno dei fari della squadra, tecnicamente e spiritualmente. È stato considerato per anni, all’unanimità, uno dei terzini più forti al mondo. E nonostante tutto, anche quest’anno, in una stagione assolutamente complicata sotto tutti i punti di vista, ha messo a segno quattro gol e cinque assist. In quanto a partecipazione ai gol, sono pochissimi i terzini al mondo ad aver fatto meglio di lui.

Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia da considerare. Gli errori pesanti che sono costati tanto anche a livello di equilibrio di spogliatoio: dall’espulsione di martedì, al rigore sbagliato di Firenze, il cooling break con la Lazio e gli errori in marcatura. Non faccio finta che tutto ciò non esista. Tuttavia mi chiedo se sia davvero necessario mandar via a tutti i costi un giocatori di soli 27 anni e che ha tutto per essere una bandiera del club solo per sei mesi molto difficili? La cosa che mi addolora di più è il clima che c’è attorno a Theo. Una buona parte del tifo milanista lo ha ormai scaricato, sui social sono tanti gli insulti nei suoi confronti, e francamente non sarei nemmeno del tutto sorpreso se alla prossima partita a San Siro dovesse piovere anche qualche fischio. Ormai il clima è questo.

Leao, Real Madrid-Milan
Leao, Real Madrid-Milan

Lo stesso discorso vale per Leao, sempre messo in discussione ad ogni partita in cui non fa la differenza, anche lui spesso punzecchiato dallo stadio, da Internet e dalla stampa. Insomma, a volte la sensazione è che tutto il contesto che circonda i calciatori non voglia che questi si leghino ad una squadra, o quantomeno al Milan. C’è una tale mancanza di pazienza nel tifoso medio (che al giorno d’oggi può essere espressa facilmente online e in forme tutt’altro che educate) che rischia di giocare un ruolo determinante nel rapporto tra un calciatore ed una squadra. Theo e Leao non hanno mai espresso il desiderio di andarsene, anzi, hanno spesso mostrato con i fatti di voler restare. Eppure sembra che buona parte del mondo milanista li voglia fuori.

E allora scomodo un paragone abbastanza particolare. Nel 2006, durante i mesi di Calciopoli, è storia nota che Buffon sia stato ad un passo dal Milan. Anche lo stesso Gigi aveva dato il proprio consenso al trasferimento. Poi per una serie di fattori il trasferimento non si concretizzò. Dunque mi chiedo: se ci fossero stati i social e in generale tutta l’attenzione mediatica degli ultimi anni nei confronti dei calciatori, secondo voi gli juventini avrebbero accettato così a cuor leggero il potenziale “tradimento” di Buffon a favore del Milan? Io dico di no, nel 2006 quella notizia girò per qualche mese per poi essere dimenticata da tutti. E Buffon è diventato la leggenda bianconera che tutti noi conosciamo. Al giorno d’oggi dubito che funzionerebbe così. Secondo me si sarebbe creato il tipico clima polemico che circonda un calciatore e che spesso costituisce il primo segnale che poi avrebbe portato all’addio.

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