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Franco Baresi svela i segreti del Milan: “Ai giovani d’oggi manca una cosa importante che noi avevamo”

Franco Baresi, il leggendario ex capitano e attuale vicepresidente onorario del Milan, ha concesso un’intervista al Corriere della Sera, offrendo un viaggio tra memorie, riflessioni e visioni. La storica bandiera rossonera ha toccato temi cruciali, dall’evoluzione del calcio italiano alla crescita dei giovani talenti, fino ai ricordi dei trionfi con il Milan e alla figura di Berlusconi, ripercorrendo momenti che hanno segnato la sua carriera e la storia del club.

L’evoluzione del calcio italiano e il cambiamento dei giovani giocatori

Alla domanda se oggi manchino nuovi campioni in Italia per una ridotta “fame” di successo, Baresi risponde con saggezza: “Oggi viviamo in un mondo diverso, dove i giovani non si concentrano più su una sola passione. Per noi, dopo la famiglia e la scuola, c’era solo il pallone.” Una realtà cambiata, che secondo Baresi ha portato i giovani a essere più svegli e consapevoli, ma anche più sotto pressione.

A tal proposito, ha speso parole positive per il giovane talento rossonero Francesco Camarda, definendolo “regolare ed equilibrato.” Un profilo diverso, adattato alle pressioni contemporanee: “Oggi i ragazzi devono essere bravi a non farsi schiacciare dalle aspettative”, ha aggiunto Baresi, evidenziando come anche i futuri campioni abbiano bisogno di stabilità emotiva.

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Rivera, il compagno straordinario e la grinta del gioco a zona

Quando parla di Gianni Rivera, altra leggenda milanista, Baresi lo descrive come un compagno di straordinaria semplicità: “A 18 anni, mangiavo a Milanello con lui e Bigon. Mi ha sempre tutelato.” Tra i ricordi che emergono, c’è la grande evoluzione tattica vissuta negli anni ’80, con l’arrivo di Liedholm e il passaggio alla difesa a zona. “Quella nuova mentalità offensiva e organizzata era in linea con la mia visione del gioco,” ricorda Baresi, che in quel periodo cominciò a comprendere la propria ascesa.

Il Milan delle vittorie europee e l’impatto di Berlusconi

Le recenti vittorie europee del Milan risvegliano in Baresi memorie potenti: “A Madrid, una grande vittoria. Noi al Bernabeu non ci eravamo riusciti, anche se nelle sfide decisive avevamo spesso avuto la meglio.” Impossibile poi non ricordare l’impatto di Silvio Berlusconi, uomo e presidente capace di sorprendere Baresi in molte occasioni: “Avevamo un rapporto speciale, attento all’atleta ma anche alla persona. Il ritiro della mia maglia numero 6? Un gesto unico, senza precedenti.”

Curiosamente, Baresi svela che Berlusconi, in più di un’occasione, gli propose di candidarsi a Milano. “Ma poi capì che il mio carattere non era fatto per la politica,” scherza l’ex capitano, che pur ammirando il lato umano di Berlusconi non ha mai nascosto la propria riservatezza.

L’armata del Milan e i ricordi di Sacchi e Capello

Maestro di equilibrio e lealtà, Baresi racconta come non abbia mai avuto conflitti con allenatori del calibro di Liedholm, Sacchi o Capello. “Come avrei potuto? Non ho mai avuto problemi con nessuno, forse perché li ho aiutati a vincere…”, dice con un sorriso. Secondo lui, il leader è sempre una persona semplice, dotata di coraggio, ambizione e coerenza nei comportamenti, qualità indispensabili per creare un ambiente armonioso e positivo attorno alla squadra.


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