EDITORIALE PRIMA PAGINA

“Basta guardarlo”: Milan, disonesto e genio? Facce della stessa medaglia

Conferenza stampa Pavlovic

L’estate del Milan sarà senza dubbio da ricordare come una sorta di montagna russa silenziosa. Un mashup di convinzioni critiche, sorprese e doppiopesismo imperante nella “cultura calciofila” italiana. L’assist a questo mio pensiero me l’ha fornito l’insolito tandem Strahinja Pavlović e Zlatan Ibrahimovic nel corso della conferenza di presentazione di ieri pomeriggio a Casa Milan.

Tra una domanda sul paragone con Stam e un’altra sulla scelta di approdare al Milan, la nostra giornalista, Lucretia Paggetta, chiede al gigante serbo: “Il tuo nome significa senza paura. Di cosa devono avere paura gli avversari?”.

Pronta e secca la risposta di Zlatan, condivisa da Pavlovic con tanto di suo primo sorriso in rossonero: “Basta guardarlo”. Mai risposta, compresa la domanda, fu così azzeccata. Un pensiero semplice, chiaro e diretto a regalare il titolo perfetto all’estate rossonera.

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E allora, cosa ci sarebbe da “guardare”? Già dai primi di giugno sopra Casa Milan si sono addensati nubi scure e minacciose. Il futuro era tutto già chiaro e delineato. Zero entusiasmo, tanto scoramento e rassegnazione sottolineata a più riprese dall’informazione. Eppure stride il quasi sold out della campagna abbonamenti. Sarà questa inaspettata scelta da parte del tifo rossonero a lasciare senza parole tutti coloro che si erano affrettati a prevedere una stagione all’insegna della diserzione.

Poi i primi acquisti che, in attesa del giudice supremo (il campo) qualche friccicore silenzioso (mica tanto) l’hanno provocato. Nulla di così degno del bombardamento mediatico al momento della contestazione. “Basta guardarlo”.

Che dire della prima amichevole contro il Rapid Vienna. Un pareggio e una prestazione per niente brillante a corroborare sentenze e petizioni social. Altrettante big pareggiano partite contro squadre di B o perdono con avversari più modesti e il tutto sembra quasi passare sotto traccia. Com’è giusto che sia. Mentre se indossi una casacca rossonera e sei gestita da una proprietà o dirigenza poco avvezzi alla condivisione, allora tutto potrebbe cambiare.

Pur partendo per gli States pronti alle figuracce, il rientro è stato alquanto lusinghiero in termini di risultati e buonissime indicazioni date dal campo. Compresi tanti dubbi su difficoltà pregresse e non ancora risolte. Beh gli avversari non erano attendibili e poi, è solo calcio d’agosto. Grande verità peccato che continua a non essere un parametro ecumenico. “Basta guardarlo”.

L’eterna dicotomia tra genio o disonesto in base al punto di osservazione continua in sede di calciomercato. Quanta disonestà nel versare i 13 milioni di clausola per Morata, accordarsi con il calciatore e solo dopo comunicarlo all’Atletico Madrid. Club che non avrebbe vissuto nessun sentimento di delusione qualora il Milan avesse accettato di pagare un po’ di più con il beneficio della rateizzazione. Decidi di pagare in un’unica soluzione? Allora sei disonesto e cattivo. Mentre dalla questione Zikzee si prendono la ribalta un manipoli di sprovveduti che professionalmente risiedono in Via Aldo Rossi a Milano.

Non si può non sottolineare la genialità di un dirigente che forte dell’accordo con un calciatore mette nelle condizioni quest’ultimo di rifiutarsi di allenarsi e giocare con la squadra e per il club che legittimante pretende una prestazione professionale regolarmente retribuita. Poi c’è chi si accorda con un calciatore in scadenza tra un anno. Non porta nessun tesserato di un altro club a rompere in maniera così plateale e irrispettosa ma semplicemente prova a contrattare su una richiesta ritenuta fuori mercato. Questa si che è un’onta che va a ledere l’onore e la dignità professionale. Degna di essere sottolineata da tutti.

Nessun tentativo di esaltare un squadra in costruzione. Nessun desiderio di illudersi o illudere anche perché il lavoro da fare è tanto e nessun sa dove potrà portare. Resta evidente una discrepanza narrativa dei fatti. “Basta guardarlo”.

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