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Boban, altra stoccata diretta alla proprietà: “Questo non è il Milan”

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La spaccatura tra Zvonimir Boban e il Milan continua a fare rumore. Il licenziamento dell’ex dirigente croato nel 2020 crea tutt’ora divisioni nella tifoseria tra lo storico calciatore e la proprietà americana. Da quel momento in poi non sono mancate stoccate da parte di Zvone nei confronti della gestione dello storico club di via Aldo Rossi. Sul palco del Festival dello Sport di Trento, Boban ha ripercorso i motivi della separazione con il Diavolo. Queste le sue parole:

“Ci siamo adattati al non avere ambizione. Allora questo non è il Milan. Se l’ambizione del Milan è solo quella di andare in Champions League, allora non abbiamo capito nulla. Nulla ha più senso. Vale per noi come per la Juventus o per l’Inter. Il Napoli ha quasi forse maggior coscienza di vincere o di dover vincere rispetto a noi”.

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Lei soffre a vedere il Milan così?
“Con tutto il rispetto. E io amo profondamente Napoli, ma il Milan è il Milan”.

Licenziamento Boban, cosa accadde nel 2020

Ripercorriamo i fatti. Nel 2020, Boban, in veste di Chief Football Officier del Milan, rilasciò alla Gazzetta dello Sport un’intervista pesante nei confronti della proprietà. A essere maggiormente colpito fu Ivan Gazidis, allora amministratore delegato della società. Zvone contestò, tra le altre cose, il suo mancato coinvolgimento nella trattativa per Ralf Rangnick (che poi non arrivò, salvo la conferma di Pioli). La spaccatura fu evidente, tant’è che l’ad scelse sin da subito di allontanare il croato “per giusta causa” da quella che è stata la sua casa per diversi anni. Ma la questione non finì qui. Boban scelse di procedere per vie legali e il Giudice del Lavoro di Milano condannò il club rossonero a risarcirlo per 5,37 milioni di euro.

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