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Bergomi sul derby europeo: “Tensione? Sì, ma meglio esserci”

Il 10 maggio San Siro aprirà il sipario sulla settimana più calda che Milano conosca da 20 anni. Era il maggio 2003 quando Milan e Inter si affrontavano in semifinale di Champions League, in un derby della Madonnina destinato a rimanere nella storia. Un evento più unico che raro che catalizzò le attenzioni del pianeta. Quando ricapita un’occasione del genere? Beh, il destino ha voluto che esattamente venti anni più tardi le due compagini milanesi si affrontassero nuovamente alle porte della finale del torneo più importante per club. Una doppia sfida che nessuno immaginava di poter rivivere, soprattutto in un periodo buio per il calcio italiano. Invece, le palline di Nyon hanno deciso che era ora di riportare il tricolore in alto, servendo un piatto delizioso a tutti gli appassionati di calcio. Il derby di Milano non sarà mai una partita come le altre.

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A meno di 20 giorni dall’andata, la tensione inizia a montare e non potrebbe essere diversamente. L’ansia la farà da padrona. Successe la stessa cosa due decenni fa, quando entrambe le partite finirono con pareggi avari di emozioni e una qualificazione decisa dalla regola del gol fuori casa, oggi un lontano ricordo. Dimostrazione lampante del fatto che, in partite del genere, sia difficile scoprirsi, lasciandosi andare e giocando un calcio spensierato, vicino all’idea di gioco propria dei due club. Come potrebbe essere altrimenti? La paura di sbagliare a un passo dalla gloria, specie contro l’eterno rivale, è troppo grande. All’epoca fu sufficiente un gol di Shevchenko, oggi non basterà.

Ieri sera, nel corso del “Club” su Sky Calcio, nel post-partita di Juventus-Napoli, ha parlato dell’imminente Euroderby Beppe Bergomi. Nel 2003 non c’era, ma sa benissimo quanto sia difficile scendere in campo con tutta la pressione del mondo sulle spalle.

“Il derby è la partita che soffrivo di più ma che ho anche giocato di più. Ragiono da calciatore: con questa tensione, anche per i tifosi, meglio esserci che non esserci. Una volta che ho dato tutto, e perdo, ti do la mano perché almeno ho dato tutto”.

A prescindere dalla tensione, giocare sfide del genere è un privilegio, un ricordo indelebile che mai nulla cancellerà, indipendentemente dal risultato.

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