Il calcio è uno degli sport che dà più gioie, ma allo stesso modo può togliere tanto. Nella carriera di un calciatore possono esserci imprevisti, e quando questi sono fisici non sempre è possibile riprendersi. Mattia Caldara ne è l’esempio. Il difensore ex Milan poche settimane fa ha annunciato il ritiro a soli 31 anni: i troppi infortuni non li hanno permesso di continuare. Nel corso di una lunga intervista al podcast Centrocampo ha raccontato ciò che ha vissuto negli ultimi anni. Tra gli argomenti trattati ha parlato anche della sua esperienza al Milan. Di seguito le sue dichiarazioni:
LEGGI QUI – Thiago Silva-Milan: Fabrizio Romano chiarisce lo scenario
L’arrivo al Milan: “Era un Milan che comunque si stava costruendo, stava cambiando tanto. E poi c’era Andrea Conti, che già era al Milan e mi diceva: ‘Vieni qua, comunque si sta bene’. Era un Milan che comunque stava spendendo per tornare in Champions, non vinceva dal 2011. Quindi ecco sono passato dalla Juventus che aveva vinto 7-8 Scudetti consecutivi al Milan e dentro di me ho detto: ‘Cavolo, magari ho la possibilità’. Mi dava anche questa sfida qua di portare il Milan dove merita. Comunque il Milan è il Milan, ragazzi, cioè il Milan è il Milan.
E quindi, vuoi non vuoi, non do ascolto a Giorgio e vado. Parto con molta voglia di dimostrare. Fino ad ottobre però non giocavo e quella cosa mi pesava: ‘Cavolo, ero andato via dalla Juve per giocare…’. L’ho sofferto tanto, volevo dimostrare tanto e non ero neanche entrato in partita. Il mister mi diceva che ero abituato a giocare a tre e lui giocava a quattro, dovevo imparare. Ero giovane, volevo imparare il prima possibile.
Ero venuto per dare una mano e mi sentivo inutile. Sono arrivato a ottobre e mi son fatto male al tendine d’Achille e mi è caduto il mondo addosso. Ho provato una nuova sfida per giocare, non ci sono riuscito e mi sono pure fatto male. È stata una botta importante mentalmente. Avevo vissuto due anni al top, abituato a giocare e a vincere. Ho sofferto quel periodo. E poi l’infortunio era una roba grossa, sapevo che poteva penalizzarmi”.
Gli infortuni: “Era un momento per me complicato. Vuoi o non vuoi la cosa che mi hanno pagato 30 milioni, non avevo giocato, ero comunque fermo, sapevo che dovevo rimanere fermo altri sei mesi, mi sentivo proprio male, mi sentivo una m***a, perché non riuscivo a esprimermi. Non potevo giocare, dicevo ‘Cavolo sono venuto qua apposta’, c’era tanta aspettativa, non potevo neanche a livello fisico dare qualcosa.
Magari se non giocavo però negli allenamenti potevo dare qualcosa durante la settimana, preparare la partita. E poi non giocare, sì ti girano le scatole però sapevi che puoi dare una mano e magari pensavi ‘Vabbé, domenica prossima’. Lì invece non c’era neanche domenica prossima, vuoi tutto quello che c’è stato prima, la presentazione con Higuain, è stata pesante come cosa. Li ho inizato a chiudermi in me stesso, facevo fatica a uscire, non andavo più neanche in giro. Dove vado, sono qua, non posso fare niente. Ho passato dei mesi chiuso in casa, perché non mi sentivo a posto con la coscienza. E lì è stato molto complicato”.
Un commento sulla società: “Non posso dire che bene del Milan, dai medici, dai dottori, dallo staff medico, non ti fanno mancare mai niente. Ti danno sempre il supporto, perché anche per loro comunque eri un investimento e hanno fatto di tutto per farti stare bene. Per quello che rosico ancora tutt’oggi sul fatto che non sono riuscito ad essere al massimo e dimostrare tutto il mio potenziale, perché hanno creduto tanto in me”.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
