Fresco di presentazione della nuova casa di Milan e Inter, Gerry Cardinale è intervenuto ai microfoni di CNBC. Diversi i temi trattati, di seguito le sue parole.
Su questi quattro anni…
“Col senno di poi siamo tutti bravi: se dovessi rifare tutto da capo, avendo la conoscenza di adesso, ma quattro anni fa, sarebbe diverso. Ma sai, quattro anni fa io compro la squadra campione d’Italia, pensando che il lato calcistico della casa fosse a posto, quindi mi sono concentrato solo sulla parte commerciale. La realtà è che avrei dovuto occuparmi di entrambi e non dare per scontato, spendendo il mio tempo con la società come sto facendo ora. Quest’estate, gestendo il club da solo, ho appreso molto e sto ancora imparando come migliorare questo club, ora ho una visione anche dall’interno”.
Sullo stadio…
“Abbiamo il club da quattro anni e allora abbiamo iniziato il progetto. Per riportare il Milan dove gli compete, ossia all’apice del calcio italiano ed internazionale, dobbiamo far sì che trasformi tutto quello che tocca: dall’esperienza live, alle infrastrutture per i calciatori e l’esperienza per i tifosi. Questo deve essere ringiovanito per i tempi attuali. Abbiamo rispetto per l’immensa storia di San Siro, ma se vogliamo che uno stadio sia omaggio alle infrastrutture e la storia di questo paese, dobbiamo adeguarci a quel livello, specie quando hai uno stadio con un’eredità così grande come San Siro.
Le persone, i tifosi, sono l’elettricità che si crea intorno all’evento ai massimi livelli. Quando sei a San Siro, sono i fans che portano valore e quel sentimento. Quindi possiamo portare il modello americano di stadio e di experience, ma possiamo farlo solamente se rispettiamo il patrimonio che San Siro è stato per tutti questi anni. Vogliamo coinvolgere la nostra community e rispettare la Scala del Calcio nel costruire il nuovo progetto. Sport e intrattenimento sono intrecciati oggi più che mai, stiamo facendo questo però per competere economicamente con la Premier League, altrimenti siamo tagliati fuori. Ci sono piccoli mercati e grandi mercati, e in questo momento dobbiamo tornare ad essere un grande mercato.
L’intrattenimento aiuta sicuramente a riportarti lì. C’è tantissimo lavoro da fare: abbiamo la responsabilità, come Ac Milan, di essere la macchina che conduce l’innovazione. Cambiamento ed innovazione sono un elemento positivo se sfruttati correttamente. Gli operatori non vogliono il cambiamento, ma se non lo fai ti succede come Hollywood con Netflix e come la Serie A con la Premier anni fa. Dobbiamo rispettare quello che è stato, riparare i settori che non funzionano innovandoli per riportare il Milan a quei livelli”.
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Sull’aspetto finanziario
“Continuiamo ad essere proprietari della nostra salute finanziaria. Quest’estate abbiamo deciso di andare in rosso, una decisione mia nata dopo che siamo usciti dalla Champions League e ho preso personalmente le redini del club. Dopo aver osservato per quattro anni, ho deciso fosse il momento di cambiare, anche se non ero pronto a fare troppi cambiamenti in così poco tempo, non volevo fare un cambiamento così radicale tra fine stagione e inizio mercato, sono decisioni organizzative molto importanti e quindi ho deciso per ora di gestire le cose per conto mio, ristrutturando anche la parte relativa ai calciatori dell’organizzazione.
Abbiamo ottimi calciatori che abbiamo tenuto, abbassato l’età media della squadra e inserito nuovi talenti, considerando anche l’eccessiva inflazione presente sui cartellini dei calciatori. Tuttavia, se vuoi competere per vincere, ti tocca accogliere questa situazione e competere in tal senso. Quindi abbiamo deciso di andare in rosso ma torneremo in tempi brevi sopra, continuando l’operato sia coi calciatori, il rendimento in campo e l’aspetto commerciale. Quando abbiamo preso la squadra nel 2023 abbiamo portato la nostra expertise e portato a più di 400 milioni di ricavi, continueremo e lo stadio aiuterà molto“.
Sulla gestione diretta
“Mi fanno sempre questa domanda. Sono felice, ma è una risposta conflittuale. Mi diverto quando vinco, altrimenti no. Questa è la sfida più difficile che io abbia mai affrontato. Le implicazioni per il successo sono monumentali, l’effetto che ha sulla comunità, la lega, il calcio, è profondo. Lo stadio dirà al mondo che la Serie A vuole tornare a quel livello, l’Italia merita una lega in grado di avere infrastrutture al massimo livello per competere a quel livello.
Non passerò mai più le chiavi della gestione del Milan, non posso delegare, ma soprattutto continuerò a fare quello che già faccio per vivere, ossia design organizzativo: costruiremo una organizzazione con i migliori nel settore. Non si tratta solo di nomi, il trend nel calcio è di fare lo scoop sul nome, ma quello che conta sono le qualità e le competenze. Se mi avessi detto un anno fa che avrei passato il mio tempo a trattare con gli scout e parlare di calcio con personale tecnico, sarei stato sorpreso, ma mi sta entrando dentro questa cosa. Quello che faccio ora col Milan non è diverso da quello che faccio normalmente nella vita, dobbiamo tenere il passo coi cambiamenti della Premier League. Non puoi spendere solo soldi, devi avere un’organizzazione credibile“.
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