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Cardinale: “Mercato estivo dovuto al gap visto contro il Chelsea in Champions: voglio un club vincente”

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Tantissimi gli spunti e i retroscena raccontati da Gerry Cardinale nel corso della lunghissima intervista rilasciata a “Sette”, inserto del Corriere della Sera. Dalle trattative con Elliott, ai cambiamenti dirigenziali estivi, passando per la questione stadio, le sue dichiarazioni:

Sui rumors legati al finanziamento di un vendor loan a RedBird per l’acquisizione del Milan: “Rumors spazzatura. La realtà è che alla proprietà RedBird fa capo il 100% del Milan: ha messo 600 milioni di capitale e controlla il 100% di quel capitale. Ho ritenuto che la continuità con Elliott fosse una virtù e perciò ho preferito un suo puro finanziamento, senza quote nel capitale, per 550 milioni a un tasso di interesse molto interessante, che pagherò in tre anni. Avrei potuto raccogliere un miliardo cash, avrei potuto coinvolgere banche terze, ho scelto di farlo con Elliot, perché ho un enorme rispetto per Paul e Gordon Singer. Questo è stato un modo intelligente per comprare il Milan: certezza, rapidità, la possibilità di assicurarmi continuità per partire forte“.

Su cosa ha capito del calcio in Italia e che contributo può dare: “La cosa che più che mi ha colpito in questo primo anno è vedere la distanza con il Chelsea nelle due sfide di Champions. Perciò ho voluto un Milan più fisico, più veloce e più intenso, nelle prime partite si è visto. Farò di tutto per avere un club vincente, ma come partner della Serie A dobbiamo augurarci più impegno per ridurre il gap di tutto il campionato con la Premier. Per riuscirsi bisogna cambiare. Io credo di poter contribuire, ho 30 anni di esperienza, ho lavorato con i migliori. I partner di aziende del nostro portafoglio sono Apple, Amazon, Parampunt, Disney, Espn, Fox ho trovato strade innovative per massimizzare il valore del prodotto. Sono deluso che la Serie A non ne abbia tenuto conto. Io ho dato la disponibilità a condividere le mie esperienze, ma nessuno sembra ritenerle rilevanti”.

Sullo stadio a San Donato Cardinale aggiunge: “I presupposti sono incoraggianti. Con il benestare del Comune di San Donato e della Regione, che ringraziamo, abbiamo già svolto diverse sessioni molto produttive. La nostra proposta è supportata da un volume imponente di relazioni tecniche sarà uno stadio all’avanguardia, a 10 minuti di metro dal Duomo, porteremo eventi dal vivo, artisti di fama mondiale suoneranno li. Un’opportunità mancata per Milano, con nostro forte rammarico, perché ho maturato grande stima per il sindaco Sala. Sono deluso soprattutto perché ci sono state alcune minoranze pregiudizialmente contrarie, che hanno sbarrato la strada anche al progetto a La Maura. Sarebbe stato l’impianto sportivo più verde al mondo, con l’85% dedicato al verde e solo il 15% di area cementificata”.

Se si è pentito di aver investito in Italia per la burocrazia opprimente: “No, qui mi sento a casa. Quando abbiamo comprato il Milan, in America mi dicevano: “Siete pazzi, non potete fare affari in Italia, c’è la burocrazia, c’è la politica”. E quando ho pensato di costruire un nuovo stadio mi è stato detto: “Scordatelo, hai visto cosa è successo a Roma”. Sentirmi dire che non riuscirò a fare una cosa aumenta la mia determinazione, io vedo l’Italia con occhi diversi, penso che gli italiani siano collaborativi e aperti al dialogo. Mi piacerebbe investire di più qui. Quando costruiremo il nuovo stadio sarà un progetto da un miliardo e sarebbe un bel segnale se fosse sostenuto anche da capitali italiani. Sarebbe una risposta a chi sostiene che in Italia non si può fare impresa”.

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Cardinale sul cambiamento avvenuto in estate

Cardinale prosegue parlando del cambiamento dirigenziale di questa estate: “In quel momento qualcuno ha detto: “Ecco Cardinale non vuole spendere nel Milan”. Ma credete che investa 1,2 miliardi per guadagnarci subito? Ovviamente è un progetto a lungo termine: voglio vincere, ma non una volta sola. Tante nel tempo. Nel calcio voglio essere un Berlusconi 2.0, avere il suo stesso impatto in un contesto completamente cambiato. Ora, con il più alto fatturato nella storia del Milan e un bilancio che si chiuderà in attivo per la prima volta dal 2006, affrontiamo una nuova fase: vogliamo essere i n.1 ma non possiamo riuscirci senza cambiamenti“.

Sullo sport che praticava, il canottaggio: “Il bello del canottaggio è che è lo sport di squadra per eccellenza: quando si rema in realtà si va all’indietro, a ogni bracciata si crea un vortice in acqua e tutti possono vedere chi ha tirato e chi no. Questa è l’etica del canottaggio. Oggi gioco a tennis che mi interessa come investimento per RedBird, ho un ottimo rapporto con Djokovic, grande tifoso del Milan”.

Sul ruolo dei social nel calcio: “Sono moralmente contrario, ho figli piccoli, una di 16 anni che è abbastanza brava a non seguirli troppo, ma per i ragazzi possono diventare pericolosi. Io credo nella comunicazione faccia a faccia, nello scrivere una lettera, nel fare una telefonata. I social possono essere ottimi per unire la nostra comunità di tifosi, ma vanno usati responsabilmente“.

Sul rapporto tra americani e calcio e su cosa ha cambiato l’arrivo di Messi nella MSL: “Bella domanda, ora che lo streaming ha permesso al calcio europeo di essere trasmesso in diretta in America sarà molto difficile competere, la maggior parte dei tifosi USA guarda le squadre europee. L’arrivo di Messi ha portato un aumento dell’interesse, ma 15 anni fa lo ha già fatto Beckham: due giocatori non portano il calcio americano dove deve essere”.

Cardinale conclude sul fenomeno dell’Arabia Saudita: “Non so se durerà, ma ho un enorme rispetto per i sauditi. Se come sembra, vogliono entrare nell’ecosistema dello sport mondiale e migliorarlo, portare nuove idee, penso che sia positivo. In generale oggi chi ha i soldi investe nello sport: si è verificata una massiccia escalation delle valutazioni. L’ho già detto, siamo in una bolla, ma nulla sale sempre e comunque. Quando la bolla scoppia non tutti sopravvivono? C’è la necessità di una evoluzione nel tipo di capitale delle squadre sportive. Io non stacco assegni, io scrivo business plan“.

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