Gerry Cardinale, fondatore di RedBird Capital e proprietario del Milan, è intervenuto questa sera nel corso del Business of Football Summit organizzato dal Financial Times. Tanti i temi affrontati da Cardinale, tra cui la scelta di investire sul club rossonero, le relazioni con il fondo Elliott e il mercato.
“Abbiamo investito nello sport per oltre 20 anni, il nostro business è sempre stato quello dello sport, dagli Yankees in poi. Cinque anni fa è iniziato il nostro viaggio nel calcio europeo. Grande credito a Billy Beane che mi ha convinto che il calcio europeo sia ‘Moneyball’, abbiamo l’opportunità per migliorare il nostro business a livello anche digitale”, ha detto Cardinale.
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Il numero uno rossonero ha poi precisato: “Non siamo investitori che arrivano e comprano. Tutto riguarda il business plan perché in tanti hanno i soldi. Il Milan è uno dei più grandi brand in Europa. Fino a quattro o cinque anni fa non lo conoscevo. Solo il Real Madrid ha più Champions. Penso si tratti di una grande opportunità per fare quello che sappiamo fare, vale a dire portare conoscenze e capitale in un ecosistema migliorato”.
Sulla necessità di differenziarsi, invece, Cardinale ha detto: “C’è stata una bolla sullo sport, non è una novità, quello che ho sentito mi preoccupa un po’. Da quando abbiamo comprato il Milan c’è continuità, con un grande lavoro di Elliott, che ora possiamo portare al prossimo livello”. Secondo il proprietario del Milan, “il modello funziona e lo dimostrano i 20 anni che abbiamo alle spalle. Quando vediamo il Milan notiamo un ecosistema: Serie A, tifosi e città di Milano. Abbiamo una fenomenale fanbase a Milano e in Italia, i tifosi stanno facendo il loro lavoro noi dobbiamo fare il nostro, portare un valore aggiunto”.
Cardinale ha spiegato anche i motivi per i quali non è sempre presente a San Siro: “‘Noi viene prima di io’. Tutti devono fare il proprio lavoro per avere successo. Serve expertise dentro e fuori il campo. Ma non riguarda me, è una equazione sbagliata. Serve portare una team con mentalità, voglio vincere come altri. Da parte mia, parlo ogni giorno più volte con il management, di conseguenza farmi vedere non cambia. Il mio compito è portare le risorse per competere. Nessuno è più competitivo di me. Obiettivi? Chiaro che vorrei vincere Scudetto e Champions League ogni anno, ma non possiamo controllare tutto ed è uno sforzo di gruppo, non solo mio”.
Occhi puntanti anche al rapporto con il fondo Elliott: “Ho grande rispetto per Paul e Gordon Singer, non li conoscevo prima. Sono rimasto impressionato per quello che hanno fatto in quattro anni, anche perché non avevano esperienza nello sport. Sono uno dei fondi più sofisticati nel mondo. Uno dei punti del business plan è la continuità con la gestione Elliott, gli abbiamo chiesto se volevano fare parte della struttura a livello di capitale perché sono persone intelligenti ma RedBird ha il 100% delle quote. Per andare avanti e arrivare al prossimo livello abbiamo preso due top manager che arrivano da Elliott ma che si sono offerti loro alzando la mano. A chi mi riferisco? AFurlani, che sostituisce Ivan Gazidis, il quale ha svolto un grande lavoro come ad, e di Cocirio come CFO”.
Cardinale ha altresì spiegato di avere “manager talentuosi. Ci sono persone che arrivano nello sport a pistole spianate. Non dico a Pioli chi mettere in campo. Non è ‘rocket science’, non curiamo il cancro, ma bisogna fare le cose per bene. Noi sfruttiamo i dati e portiamo la nostra esperienza nell’utilizzo dei dati, credo che il modo in cui li usiamo sia diverso dagli altri. Si tratta di efficienza in termini di gol, e di come i giocatori si posizionano per aumentare il loro impatto sulle possibilità di fare gol”.
Parlando di disciplina sul mercato, Cardinale ha detto di essere “entrato nello sport con George Steinbrenner (ex patron degli Yankees), ho imparato molto. Il vero segreto è che non puoi ‘comprare‘ i campionati. Il nostro lavoro è ridurre la parte di imprevedibilità per formare sempre e solo così il valore del club cresce. Tutti vogliono vincere, ma se vincesse sempre lo stesso anche per l’ecosistema Serie A cosa succederebbe? Io voglio che tutti competano. Quello che puoi controllare è la costanza e questo è quello che cambia tutto”.
Infine, una battuta su come connettere tutti gli investimenti nello sport tra loro: “Ci sono grandi e piccole connessioni. Abbiamo portato gli Yankees ad investire nel Milan, perché è uno dei top brand in Europa e nel mondo, è un ‘gigante addormentato’. Vogliamo collegare tutto quello che facciamo con proprietà di classe mondiale. Gli investimenti dei fondi di private equity nella Lega Serie A? Non sono d’accordo, non vedo perché ipotecare il futuro. Se ci sarà una discussione, diremo che possiamo farlo da noi. Ci sono tante cose su cui possiamo incidere. Abbiamo tanto da fare, ma non dobbiamo guardare fuori dal nostro ecosistema per essere efficienti, per quanto mi riguarda non accadrà mai”.
Cardinale non poteva non affrontare la questione stadio, per il quale sono tuttora aperti i dialoghi con le istituzioni preposte: “Siamo consapevoli dell’importanza di San Siro in Italia e a Milano. Quando si valuta l’importanza del brand del Milan, è evidente come un tema da sviluppare riguarda le infrastrutture, perché vuol dire anche dare un prodotto degno ai propri tifosi: devono avere accesso a una infrastrutture di livello mondiale. Stiamo valutando diverse aree anche vicino a San Siro, credo che possiamo portare valore trasformando una area. L’attuale stadio è stato costruito negli anni 20’, se vogliamo riportare il Milan e la Serie A al top a livello mondiale serve una svolta a 360 gradi partendo dagli stadi”.
L’obiettivo, però, è chiaro: “La nostra priorità – ha detto Cardinale – è rimanere nel Comune di Milano, se possiamo restare all’interno lo faremo ma deve funzionare per tutti. Valuteremo, capiremo quale è la migliore opportunità per tutti. Farlo da soli? Abbiamo una grande esperienza nel lavoro riguardante i nuovi impianti. Non c’è niente che è fuori discussione, ma sono un grande tifoso dell’essere autosufficiente. Riguardo l’Inter, credo che stiano valutando quale sarà il loro futuro e noi dobbiamo focalizzarci su di noi”.
Un accenno conclusivo alla Superlega: “Il progetto è fallito e non c’è motivo di parlarne. Il punto è che bisogna però capire il perché era stato proposto, c’è una divergenza tra Inghilterra e il resto dell’Europa. La Superlega era stata strutturata male ma mettere equilibrio competitivo è una cosa giusta. Io voglio che tutta Serie A sia competitiva, la domanda è come farlo: se la Serie A mette le sue cose in ordine insieme a Liga e Ligue 1 può collaborare per fare cose per bene”.
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