Risvegliare
due giganti dormienti. È questo il compito di Carlo Ancelotti e Gennaro Gattuso in vista del prossimo campionato del mondo di calcio, che si disputerà nell’estate del 2026 tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il Brasile è già certo della partecipazione, ma questa volta non potrà essere una semplice comparsa. L’Italia, dal canto suo, rincorre una qualificazione che manca clamorosamente dal 2014.
Nella notta italiana è arrivata un’altra vittoria per Re Carlo che, dopo l’esordio dello scorso giugno sulla panchina della Seleção, nella suggestiva cornice del Maracanã, ha passeggiato sul Cile con una comoda vittoria per 3-0. Fino a qualche anno fa nessuno in Brasile si sarebbe immaginato di vedere un allenatore straniero sulla panchina verdeoro. Uno strappo alla regola, quello messo in atto dalla federazione brasiliana, con il fine di riportare i Pentacampeones a competere per la coppa più ambita. Dopo le amare partecipazioni a Russia 2018 e Qatar 2022 sotto la guida di Tite, i tifosi brasiliani possono tornare a sognare.
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Sarà esordio, questa sera a Bergamo contro l’Estonia, invece per Gattuso, la cui sfida è anche più delicata. Dopo le spiazzanti assenze nelle ultime edizioni, sarebbe un incubo immaginare ancora una volta l’Italia fuori dai prossimi Mondiali. Se la scelta di Gravina di sospendere il rapporto con Luciano Spalletti e puntare sull’ex Milan si rivelerà corretta ce lo diranno i prossimi impegni. Una cosa è certa, Ringhio è l’uomo giusto per trasmettere il valore di questa maglia ai suoi giocatori. Perchè le riflessioni sui problemi del sistema calcio italiano, o sulla mancanza di talento, sono sempre giusti ed interessanti (forse anche un po’ ridondanti). Ma per battere Svezia e Macedonia del Nord in casa non serve avere il talento di Totti o Del Piero.

Servirebbe, probabilmente, tornare ad indossare con umiltà, orgoglio, passione e dedizione quella maglia che rappresenta un intero paese. Servirebbe tornare a considerare la Nazionale come una priorità, non un’occasione da cavalcare quando le cose vanno bene. Chi meglio di Gattuso può riuscire a riportare all’interno di questo gruppo quell’insieme di valori che sembrano essere stati persi negli ultimi anni. Poi c’è il campo, e come ha affermato Rino in conferenza “bisogna vincere, non importa se in modo sporco o pulito“.
E chissà che il prossimo giugno, in giro per le Americhe, Ancelotti e Gattuso non possano incrociarsi. Nel segno delle grandi vittorie in rossonero, e con l’ambizione di tornare a far gioire i due paesi più calciofili del nostro pianeta.
