“C’era una volta“, l’inizio di molte favole. Ho sempre odiato quest’ultime. Il lieto fine è scontato. Talvolta serve fare i conti con la realtà delle cose, con i fatti. Meravigliosi o tremendamente struggenti. Ed il Milan non c’è più. La squadra di Pioli in poco meno di un mese ha cancellato o quasi quanto di buono fatto precedentemente. Non si parla di risultati, sia chiaro, si parla di mentalità, aggressività, idee di gioco, voglia, fame e tattica. Si parla di un Milan che scende in campo intimorito e che, al primo ceffone, si scioglie.
La manita presa in casa contro il Sassuolo è solamente la naturale conseguenza di una squadra che, dopo il 2-2 di Abraham, ha smarrito tutti i principi che l’avevano resa grande. La Supercoppa e la partita dell’Olimpico contro la Lazio avevano preannunciato un’ennesima disfatta. Il Milan non è più vivo. Il Milan si lecca le ferite, ampie, enormi, il Milan è un pugile nell’angolo che può solo incassare. Sì. perché il Sassuolo non ha tirato 25 volte in porta e segnato 5 reti. I neroverdi hanno sfruttato le follie difensive di una squadra che ha staccato la spina.
Il problema non è nemmeno offensivo. Il problema è nella predisposizione in campo all’errore. Larghi, svogliati, con poca fame. Berardi segna di testa con due giocatori del Sassuolo in area contro i sei del Milan. Frattesi buca un disastroso Tatarusanu, all’ennesimo errore stagionale. Laurienté sigla il poker su rigore su una disattenzione che non dovrebbe mai vedersi in Serie A. Se prendi 12 gol in tre partite non puoi e non devi vincere. Sia chiaro.
Sassuolo che, al di là dei meriti, vince e convince grazie ad una prestazione del Milan disarmante. Il solo Giroud, unico a salvarsi per spirito e per abnegazione, non può bastare. Le lacrime, a fine gara, di un 36enne che ha vinto tutto e ama il Diavolo. Le lacrime di chi ha trascinato i rossoneri durante la cavalcata scudetto, abbandonato nel momento più difficile: la riconferma.
Non è giusto. Così come è sbagliato l’atteggiamento di alcuni calciatori in campo: supponenti, superbi. In Italia, specie nel mondo del calcio, nessuno ti regala niente. Soprattutto se ti chiami Milan. Lo scempio a cui si è assistito ieri è il baratro. Di una squadra spenta, di un mercato senza senso, di alcune logiche figlie del nulla più assoluto. Perché va bene la sostenibilità ma non puoi non prendere Zaniolo a quelle cifre. Sulla destra il Milan ha carenze evidentissime in avanti, manca qualità. Era un’occasione da sfruttare. Non puoi non prendere un secondo portiere: Maignan ha regalato al Milan almeno 10-12 punti la passata stagione.
E vi chiedo: come sarebbe finita Juventus-Monza con Tatarusanu al posto del fenomenale Di Gregorio? Chiaro, se perdi 5-2 in casa la caccia al colpevole è di cattivo gusto ma il portiere, così come gli altri dieci, determina il gioco del calcio. E in questo momento i rossoneri non hanno un estremo difensore. Gol evitabilissimo preso da Zaccagni, errore in fase di lettura sul rigore dato alla Lazio. Gol di Frattesi preso perché non ha coperto il suo palo. Gli episodi iniziano ad essere troppi.
E parliamo di atteggiamento, di squadra spenta mentalmente, di errori anche da parte di Pioli che sceglie Gabbia e lascia fuori Leao. Ho letto in giro per il web: “Giusto così, paga l’atteggiamento delle ultime“. Quale atteggiamento? Quello di uno che guarda il proprio mister alla ricerca di risposte perché non riceve un pallone giocabile? Il mondo del calcio è semplice: ci sono gregari e fenomeni. E i fenomeni vanno fatti giocare sempre e aiutati. Stop. Il resto sono chiacchiere da bar.
Certo, se ti aspetti che Leao sull’1-4 possa farti vincere 5-4 sei sulla strada sbagliata. Detto questo, sarà la settimana più complessa della gestione Pioli. Domenica ci sarà l’ennesimo derby e una figuraccia potrebbe compromettere definitivamente la stagione del Milan. Sin qui strana, folle, perché non esiste che una squadra campione d’Italia si sgretoli in tre settimane.
Sarà una settimana di fuoco, da dentro o fuori. Perché è vero che odio le favole ma le tragedie vorrei lasciarle ad altri.
