INTERVISTE PRIMA PAGINA

CFO Milan: “Per tornare ai fasti europei bisogna fare così”

Intervenuto all’evento «Merger & Acquisition Summit 2026. Italians Do It Better: il sistema Italia tra imprese, istituzioni e Made in Italy nella nuova competizione globale», organizzato da Il Sole 24 Ore, il Chief Financial Officier del Milan, Stefano Cocirio, ha parlato di come il calcio italiano possa essere rilanciato attraverso nuovi investitori. Di seguito un estratto delle parole del CFO.

Come può il Milan essere virtuoso economicamente e sportivamente?
“Vorrei fare una brevissima premessa. È giustissima la domanda, però forse ci siamo un po’ assuefatti alla domanda nel mondo del calcio. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere autosufficienti finanziariamente. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si sveglino al mattino e dicono ‘Spendo di più nella speranza di raggiungere l’obiettivo o evitare la catastrofe’.

Competitivà sportiva e stabilità finanziaria – secondo Cocirio – si possono coniugare nel mondo del calcio. Secondo me si può, però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto, ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti. Il successo sul campo tende a trainarsi la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica, poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziaria e avere continuare ad avere successo sul campo. In Europa ci sono molti esempi virtuosi: Bayern Monaco, tutti vediamo come giocano”.

Perché in Italia non si è parlato di azionariato popolare come in Germania?
“Ragioni un po’ storiche. I club italiani, storicamente, hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club: i due club milanesi, Lazio e Roma in passato, Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà strutturata, come un fondo di investimenti, a quel punto lì era più naturale cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionarato popolare”.

LEGGI QUI – Di Stefano: “Il Milan deve tornare in Champions, ma c’è un problema…”

Cosa deve fare il Milan per tornare ai fasti europei di un tempo?
“Noi competiamo per il talento a livello europeo. Fondamentalmente abbiamo tre linee di ricavi: i diritti TV, lo stadio e il commerciale. Per tornare a essere competitivi, e quindi per competere per i migliori talenti, per forza di cose bisogna far crescere queste tre linee di ricavo. Parliamo dello stadio: noi abbiamo uno stadio che è glorioso, ma non più in linea con i tempi”.

A che punto si è arrivati con il progetto stadio?
“Il progetto continua ad andare avanti. Le tempistiche prevedono l’ottenimento dei permessi entro il 2027, con l’obiettivo di completare la costruzione nel 2031, e quindi in tempo per gli Europei 2032, che a oggi l’Italia non sarebbe in grado di ospitare senza una trasformazione di alcuni degli impianti esistenti. Sicuramente lo stadio è una delle leve con cui possiamo provare a chiudere il divario con gli altri grandi club europei. Il Real Madrid fa circa 250 milioni con lo stadio, noi e Inter siamo intorno agli 80 diciamo. Quella è sicuramente una leva”

Il CFO ha rimarcato che “La storia ci dice che le società che hanno costruito nuovi impianti, poi negli anni successivi, hanno avuto una crescita dei diritti commerciali, perché è un testamento all’ambizione dei club, perché gli sponsor vogliono essere associati a storie di successo, di trasformazione, di nuove infrastrutture. Anche quello aiuterebbe a chiudere il divario”.

Il terzo punto – prosegue Cocirio – sui diritti televisivi: lì sicuramente si deve lavorare sui diritti esteri. La Serie A fa più o meno 250 milioni dai diritti esteri a oggi. La Premier League fa 2,6 miliardi, La Liga fa 700 milioni l’anno, la Bundesliga fa più o meno come noi. Lì è dove dobbiamo davvero andare a lavorare per provare a chiudere quel delta. In parte perché abbiamo una diaspora di italiani nel mondo interessati a vedere la Serie A. E poi perché ancora alla Serie A viene riconosciuta un po’ di quella gloria degli anni passati, nonché l’estrema competitività del campionato. Credo che lì ci siano margini per crescere. Tutto sta nell’aumentare i ricavi per ridurre quel deficit economico che poi si traduce in deficit sportivo”.

Quanto è importante arrivare in Champions League?
“Sicuramente la Champions League, come sapete, porta ad una squadra come il Milan dai 60 ai 90 milioni di fatturato. È fondamentale essere in Champions League, permette di fare una progettualità diversa in estate, sicuramente più ambiziosa, e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.

Seguici anche sui nostri profili InstagramFacebookTik TokYouTube