Il Milan, di rientro dall’Arabia Saudita dopo aver perso la semifinale di Supercoppa Italiana contro il Napoli, si appresta a preparare al meglio l’ultima sfida del 2025, a San Siro contro l’Hellas Verona. La classifica recita secondo posto a -1 dalla capolista Inter, anche lei con una gara in meno causa Supercoppa. Il calciomercato invernale verrà in aiuto di Allegri e del Milan, con l’obiettivo di mantenere una posizione di vertice in campionato. Quest’ultimo che, a differenza dello scorso anno, è diventato ormai l’unico “appiglio” stagionale per i rossoneri: le premature uscite dalla Coppa Italia e dalla Supercoppa Italiana portano il Diavolo a giocare da qui fino a Maggio solamente la Serie A.
La scorsa stagione, la squadra rossonera a causa di una forte incostanza di risultati e di continuità in campionato, si focalizzò maggiormente sulle coppe. Con Sergio Conceiçao in panchina, il Milan vinse la Supercoppa Italiana ed arrivò in finale di Coppa Italia, perdendo contro il Bologna. L’allenatore portoghese, ora in servizio all’Al-Ittihad, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ripercorre alcune tappe della sua vita sportiva, tra cui diversi momenti vissuti proprio a Milano sponda rossonera.

Sulla Supercoppa vinta appena arrivato: “Ricordo giorni di lavoro intensi a livello di analisi video, di motivazioni e di discorsi per entrare subito nella testa dei calciatori. Battemmo la Juve di mio figlio Cisco e poi l’Inter in rimonta. E piansi”.
Un bilancio sui suoi 6 mesi al Milan: “Positivi. Dal 2016 a oggi solo due allenatori hanno vinto trofei in rossonero: Pioli, con lo scudetto, e io. Se sommiamo i punti del nostro periodo abbiamo avuto un ritmo da Europa League, quinto posto. I risultati ci sono stati: penso ai due derby vinti e al successo con la Roma. Dispiace per la finale di Coppa Italia, ma alcune cose non mi sono piaciute.
C’era instabilità a livello societario, attorno alla squadra l’ambiente non era buono. Per questo mi tengo stretto ciò che abbiamo fatto. Inoltre, la dirigenza non mi ha supportato. Le faccio un esempio: dopo aver vinto la Supercoppa giocammo col Cagliari. In quel periodo giravano già le voci che il club stesse seguendo altri allenatori. Io pensavo a lavorare e a vincere, col peso dei risultati. Non ho avuto tempo di lavorare a tutti i livelli. Sarei rimasto? Sì, ma con alcuni cambiamenti“.
Sul presunto “tradimento” di alcuni giocatori in rosa: “I giocatori non mi hanno mai tradito, anzi, erano con me. L’ha detto anche Theo nell’intervista che avete fatto: dopo il Feyenoord, quando la gente diceva che l’avesse fatto apposta a farsi espellere, io l’ho difeso. In molti mi hanno scritto quando sono andato via. Io pretendo rigore, esigenza e poi relax quando c’è da rilassarsi. Se uno si presenta che ha un chilo in più, arriva in ritardo o cose simili io non posso tollerarlo. Per me, alla fine, i giocatori sono tutti uguali“.
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