L’AC Milan è una società situata in Via Aldo Rossi, ma che non trova una vera e propria idea e identità da anni.
Strano ma vero e oggi è solo una ripetizioni di ciò che abbiamo assistito da almeno 4 anni. Dopo lo scudetto il Milan ha guardato in faccia al risparmio e dopo aver perso a parametro zero Frank Kessie e Alessio Romagnoli il Milan ha iniziato la sua discesa arrivata al suo culmine ieri sera.
La sconfitta contro il Cagliari toglie il tappeto dal polverone che la dirigenza ha spesso e volentieri nascosto, senza pensare alle possibili conseguenze.
Cardinale ha tentato di rimettere a posto la situazione del rossoneri, creando un precedente unico nel suo genere. Le difficoltà del Milan di Redbird nasce proprio quando il proprietario ha deciso di mandar via l’uomo che aveva riportato il Milan ai livelli che lui stesso conosceva sula propria pelle.
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Cardinale al suo primo anno ha lasciato fare all’attuale dirigenza, per poi decidere a fine stagione ed un secondo posto in classifica di cacciare la coppia di dirigenti, Ricky Massara e Paolo Maldini.
Da lì il Milan non ha trovato né continuità in campo, né in dirigenza. La perdita di una figura che conoscesse come le sue tasche il Milan e aveva imparato da figure esperte come Boban e Leonardo lo aveva reso un elemento chiave.

A Cardinale questa cosa non è andata giù, e dopo averlo cacciato ha pagato le conseguenze di questa scelta. Un Milan in costante rivoluzione di dirigenti, allenatori e giocatori. Analisi arriva dal giornalista Riccardo Gentile a Sky Sport 24:
“La cosa che mi preme dire è che il Milan non è più un club con il blasone e la credibilità di un tempo”.
“Non lo è da qualche anno, da quando ha rinunciato a un progetto tecnico che aveva la sua credibilità: a capo c’era Paolo Maldini. Chi meglio di lui?”
“Lo aveva dimostrato vincendo uno scudetto con Pioli. Da quel momento si sono alternate troppe figure: troppi dirigenti, troppi allenatori, e se vogliamo troppi calciatori”.
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