EDITORIALE PRIMA PAGINA

Da quando se ne è andato Tonali, i giocattoli non funzionano più

Per chi ruba le borse alle signore anziane sulle strisce pedonali ho una brutta notizia: voi avete qualcosa che non va.

Nel migliore dei casi, avete delle brutte borse e siete dei ladri. Nel peggiore dei casi, siete soltanto dei maledetti ladri.

Almeno non mi immagino che sulle strisce pedonali vi siate mai rubati Sandro Tonali del Milan. Non che la transazione del Newcastle abbia qualcosa di illegale in realtà, ma è comunque come togliere l’uccellino dal nido o i pinguini dal polo nord o Mowgli dalla giungla, che è un po’ come un furto. Sono quelle leggi non scritte che poi sono la regola. Comunque.

In definitiva il Diavolo fa la conoscenza di 70 milioni di euro, che magari non è malissimo in cambio di Sandro Tonali, dicono molti. Ma non lo dice nessuno che sia under 15, per intenderci. Questo perché da quando Tonali se ne è andato, i trenini e tutti i giocattoli dell’infanzia hanno preso a non andare più ed hanno smesso di funzionare. Perché questa estate è la storia di un giocattolo che ci ha messo poco meno di una quindicina di anni per essere assemblato, il Milan, e ci mette poco meno di un mese per essere sventrato. Non che la seccatura intorno alla cessione di Tonali sia tanto un discorso economico, quello è altro, e nemmeno tattico, quello è altro.

Perché non è tanto il problema economico di incassare bene, come non è tanto nemmeno di fare i conti con l’inesistenza tattica di centrocampisti. È più una faccenda di sostituire un‘identità intera, che già era stata in parte sgretolata dalla cacciata di Paolo Maldini.

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Insomma, sicuramente ricorderete gli scontri diretti di quando si diceva che “il Milan era più debole”, eppure vinceva sempre. E quello che il giocattolo Milan conteneva più degli altri non era tanto nella composizione, ma nello spirito, dicevano molti. Un po’ come il gol che Tonali fa alla Lazio, decisivo per lo scudetto, di “attaccamento alla maglia”. Quel qualcosa che era evidente anche nelle sconfitte, come nei derby di Champions League, quando il Milan era incapace di spingersi in avanti, e Tonali lo sollevava di forza, ma non proprio di qualità. Più di “fede rossonera”.

Il Milan ha vinto delle partite così. D’altronde sapevamo tutti che nel calcio non esistessero più le bandiere, ma fino a quando Sandro Tonali era in campo, semplicemente, non importava più a nessuno.

Ah, che nostalgia i tempi dell’agnosticismo.

Dovevate vedere, un giorno eravamo io, un altro milanista e un agnostico. Quel giorno l’altro milanista dice: “Dovete venire, c’è quell’Ibrahimovic che dice di essere un dio che si ritira e va via dal Milan”. Allora ci ritroviamo io e l’altro milanista, ma l’agnostico no perché non gli interessava niente di Ibra, siccome era agnostico lui. L’agnostico allora se ne è andato chissà dove e non l’abbiamo rivisto, ma che tempi.

Quanto ne è passato? Da allora il mio amico milanista gira per la città cercando una buona notizia sul Milan oppure l’amico agnostico, e penso che ho perso anche il mio amico milanista siccome non lo ritrovo più in giro, lui che si chiama e si chiamava Paolo Maldini.

Che disastro senza gli amici milanisti, tutti via, e non c’è più nessuno e non si sa più che pensare. Verrà una buona notizia, prima o poi.

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