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L’eco di Trento: dal pulpito di Leonardo al palpito di Scaroni

La sosta per le Nazionali è da sempre accompagnata da un senso di solitudine e vacuità. In questo secondo stop, l’eco proveniente da Trento, ha dato un sapore diverso all’attesa. La sconfitta di Firenze e l’idea di rivivere l’ebrezza del calcio giocato dopo due settimane è benzina per il fuoco della frustrazione.

Aggiungiamoci il timore di passare giornate intere a parlare dell’insubordinazione della squadra, il futuro di Fonseca, Leao campione si o campione no, il rinnovo di Theo Hernandez. Tutto questo è stato parzialmente accantonato delle parole provenienti dal Festival dello Sport organizzato dalla Gazzetta dello Sport nella città di Trento.

Il pulpito di Leonardo

Leonardo Nascimento de Araujo, al secolo Leonardo, ex calciatore, allenatore e dirigente rossonero, ha tenuto fede al suo vezzo pontificatorio e incurante del suo recente passato è salito sul suo personalissimo pulpito. Lo scenario del “Football Business Forum” era alquanto ghiotto per ribadire al mondo la sua visione gestionale di una squadra di calcio. Leonardo conserva il suo status di “figura contraddittoria” esprimendosi sui fondi americani in questi termini: “Negli ultimi anni molti fondi americani hanno deciso di investire in Italia e in Europa sul calcio… A questi fondi, però, manca spesso un management di alto livello. Non ci sono quei manager adeguati”. E poi ancora: “È difficile lavorare se non conosci il contesto della città, la tradizione e la storia del club in cui ti trovi. Diventa difficile costruire un progetto per la squadra”. 

Pensieri che potrebbero essere anche condivisibili se non fosse per un piccolo particolare sfuggito all’ex campione brasiliano. Da luglio 2017 a giugno 2019 ha lavorato proprio per un fondo americano. A memoria si ricordano pochi suoi tentativi atti a far conoscere la cultura e la storia calcistica del club. Chiaramente si parla del suo ultimo periodo da Direttore dell’Area Tecnica al Milan. Ha ragione Leonardo quando parla di difficoltà a costruire un progetto squadra. Appena arrivato a Milano, in una situazione finanziaria già disastrata, ha pensato bene di apporre anche la sua firma.

L’emorragica operazione Bonucci, Caldara (valore 42 milioni) e Higuain (10 milioni di prestito per soli 6 mesi. Da gennaio 2019 al Chelsea). Le onerosissime e tecnicamente sciagurate operazioni Laxalt, Castillejo, Bakayoko (valutato 35 milioni). I 70 milioni complessivi per Paqueta e Piatek. Un operato che sul campo ha portato ad un quinto e sesto posto. Extra campo ha obbligato il management successivo a chiedere all’UEFA l’auto esclusione dalle competizioni europee per gravi situazioni di bilancio. È il caso di dire: “Caro Leonardo, da quale pulpito”.

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Il palpito di Scaroni

A proposito di dichiarazioni in questi lunghi giorni di sosta. Questa volta il protagonista è Paolo Scaroni. Il Presidente del Milan, agli occhi dei tifosi, è sempre stato un po’ come D’Alema per Nanni Moretti. Il “Dilla una cosa di sinistra” frase rivolta all’ex Presidente del Consiglio nel film “Aprile”, è facilmente mutuabile in salsa rossonera.

“Scaroni, dilla una cosa da Milan” sarebbe stato l’invito perfetto rivolto al Presidente milanista visto le sue esposizioni mediatiche contestate perché riferite solo alla questione stadio e all’obiettivo programmatico annuale principale di rientrare tassativamente nei posti Champions. Per molti un alibi per la squadra. Per tantissimi un pensiero antitetico alla storia e alle ambizione di un club nato per vincere.

Eppure l’eco proveniente da Trento è stato dolce per il tifoso milanista. “Io sono presidente del Milan da più di sei anni e quando sono entrato fatturavamo meno di 180 milioni di euro, ora se ne fatturano più di 450. Il punto di vista economico è importante, ma è solo una parte del successo. Se poi non vinciamo le partite non andiamo da nessuna parte. Sono due temi che dipendo uno dell’altro“.

Tradotto. Abbiamo creato una struttura finanziaria solida e in continua crescita. In sei anni abbiamo quasi triplicato il fatturato e il bilancio è passato da un rosso di 150 milioni (2019) al secondo attivo consecutivo (2023 e 2024). Con il progetto stadio in evoluzione, adesso il focus deve essere la squadra e il campo. Il progetto tecnico non può più accettare deroghe alla vittoria. L’auspicio è che il Festival dello Sport di Trento possa rappresentare un vero e proprio cambio di rotta nella stanza dei bottoni di Casa Milan.

Se la gestione finanziaria, nella sua eccellenza, merita un dieci e lode, quella sportiva non può più accontentarsi puntualmente di una sufficienza stiracchiata raggiunta alla fine della stagione e per giunta alimentata dalla solita stima e speranza.

Dopo le parole di Scaroni ebbene dar seguito ai fatti. E che al quarto piano di via Aldo Rossi inizino a postare e proclamare meno e, pensando al progetto tecnico della squadra, “Fare (finalmente) una cosa da Milan”.

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