Luca Bianchin, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it per analizzare gli ultimi sviluppi in casa Milan, tra questioni di campo, mercato e prospettive future. Nel corso dell’intervista, un focus anche sulla Nazionale italiana, impegnata questa sera in una sfida decisiva per conquistare un posto al Mondiale.
Il possibile passaggio al 4-3-3 nel Milan di Allegri
Le recenti scelte tattiche di Massimiliano Allegri possono essere lette come un percorso verso un sistema come il 4-3-3: questo modulo potrebbe essere più adatto a valorizzare la rosa del Milan?
“Io credo che lui ce l’abbia un po’ in testa, sicuramente più adesso di prima. Prima assolutamente non lo vedeva, se non come mossa a gara in corso, e l’ha usato anche tardi rispetto alle scelte che avrebbero fatto altri allenatori o anche altri tifosi, che in alcune partite avrebbero inserito il tridente prima; magari Allegri lo ha usato dal settantesimo minuto o comunque nella parte finale della partita. Nelle ultime due occasioni lo ha sostanzialmente usato a inizio secondo tempo. Io so che valutazioni per cominciare una partita con il tridente ci sono; in questo momento credo che siamo sotto il 50% di possibilità di vederlo dall’inizio a Napoli, però è un’ipotesi da considerare.
Il mio pensiero non è così importante; tuttavia credo che, senza voler fare l’allenatore, cosa che non ha senso dire ad Allegri cosa deve fare, sarei stato curioso, in alcune partite soprattutto contro squadre più chiuse, quando tenere tre difensori era una forma di prudenza molto alta. Il mio dubbio che si trattasse di una prudenza eccessiva c’è stato: avrei visto volentieri un 4-3-3, a livello di sistema di gioco in quelle partite. E ne abbiamo avute diverse in cui il Milan ha incontrato una squadra che si difendeva e che si è difesa a lungo, mentre il Milan ha attaccato comunque con il 3-5-2 per tutta la partita o per 70 minuti”.

Attacco Milan: tra continuità e problemi fisici
Cosa serve all’attacco del Milan per garantire continuità di rendimento lungo tutta la stagione?
“Qualcuno che segni e che stia in piedi, perché in questo momento vedo diversi alle prese sia con problemi di testa sia con problemi fisici. Christian Pulisic, che ha anche un problema fisico; sul piano fisico in generale, invece, Rafael Leão su tutti, ma anche Santiago Giménez, che secondo me ha avuto difficoltà da entrambi i punti di vista. Ci sono stati mesi davvero complessi: nessuno è andato davvero bene, se non in alcuni momenti.
Paradossalmente, la maggiore continuità l’hanno avuta proprio Leão e Pulisic, pur alternandosi da infortunati in autunno. Da gennaio in avanti siamo a un punto piuttosto basso. Banalmente, devono cominciare a stare bene. Io credo che Leão non stia ancora bene; Pulisic dice di stare meglio, e quindi ci fidiamo, ma ovviamente non è ancora al 100%.
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Serve poi un po’ di continuità. Credo, ad esempio, che Nkunku non risponderebbe mai a questa domanda, ma se potesse farlo citerebbe proprio la continuità. Quando l’ha avuta, ha comunque avuto una striscia positiva, come tra gennaio e febbraio, quando ha segnato cinque gol. Poi ha giocato meno.
Secondo me rientra nella categoria di giocatori come Loftus-Cheek, per i quali la fiducia è importante. Il loro passato dice che, quando hanno fiducia — cioè quando sono titolari e giocano sempre nel loro ruolo preferito, con un allenatore che li coccola — rendono e fanno bene. Vivono così le migliori stagioni della loro carriera.
Basti pensare alle due stagioni da 10 gol di Loftus-Cheek con Sarri e con Pioli, oppure alla stagione di Nkunku da capocannoniere in Bundesliga. Quando invece devono guadagnarsi lo spazio ogni settimana, magari giocando in più posizioni diverse o un po’ fuori ruolo, con un allenatore che alterna panchina e titolarità, fanno più fatica. Caratterialmente, secondo me, sono meno portati ad avere quel ruolo.”
Leão: ruolo e centralità nel Milan di oggi
Quanto è centrale oggi Rafael Leão nel progetto tecnico del Milan?
“Paradossalmente — facciamo un paradosso geografico — è meno centrale adesso che gioca al centro rispetto a quando giocava in periferia a sinistra. Siamo stati abituati a vedere il Rafael Leão del 2022 e del 2023, che condizionava nel bene e nel male tutta la squadra. Nel bene come uomo di riferimento in attacco, l’unico a saltare l’uomo, il giocatore più pericoloso, sempre su cui gli avversari dovevano fare adattamenti difensivi, raddoppiandolo.
Adesso che gioca da centravanti mi sembra più intercambiabile con altri. In questo momento, quindi, direi che non è così centrale nel progetto del Milan, anche se ovviamente resta un titolare. Credo che, se starà bene, giocherà anche in questi due mesi quasi tutte le partite, come Massimiliano Allegri gli ha fatto fare nei primi sei mesi dell’anno.“

Milan e italiani: dalla forte presenza rossonera alla carenza attuale in Nazionale
Il Milan, come altre squadre di Serie A, ha una presenza ridotta di calciatori italiani in rosa: questa tendenza può avere conseguenze sulla crescita dei talenti italiani e sulla competitività della Nazionale?
“Beh, in senso molto lato, no: i giocatori italiani o ci sono o non ci sono. Che giochino al Milan o in altre squadre, secondo me non fa tutta questa differenza. Anche perché altre grandi squadre ne hanno: c’è un piccolo blocco interista, c’è qualche giocatore della Juventus.
Sono curioso di capire se Davide Bartesaghi avrà una piccola chance nel caso in cui l’Italia vada al Mondiale, perché mi sembra che in quella posizione ci siano alternative, ma non così tante nel caso in cui ci sia un imprevisto. I titolari sono Federico Dimarco e Leonardo Spinazzola.
Sarei curioso di capire se Gennaro Gattuso chiamerebbe lui o farebbe altre scelte, ad esempio Ahanor oppure qualcuno di più esperto. Noi siamo cresciuti con l’Italia di Sacchi, che partiva da Maldini, Baresi, Costacurta e Tassotti, quindi con una difesa interamente milanista. Oppure con l’Italia del 2006, con Gattuso, Pirlo, Gilardino, Inzaghi e altri milanisti.
Fa un po’ strano vedere un’Italia senza rossoneri. È anche vero, però, che — con Gabbia infortunato — non c’è nessuno che abbia buttato giù le porte dello spogliatoio della Nazionale con le sue prestazioni tali da dire: devo esserci a tutti i costi. Ricci ci può stare, ma anche non starci; lo stesso discorso vale per Gabbia.”
Milan, tra giovani ed esperienza: la strategia giusta?
Il Milan sta cercando un equilibrio tra giovani e giocatori pronti: è la strada giusta per costruire una squadra competitiva?
“Questo è il grande tema dell’estate. Guardando al passato, il Milan ha fatto scelte molto diverse. Ha preso alcuni giocatori di pura esperienza, già pronti, magari voluti dall’allenatore, con intorno ai trent’anni e una grande esperienza internazionale. Poi ha preso anche altri giocatori di progetto.
L’estate è un periodo molto complicato, molto più di quanto i tifosi pensino. Il Milan deve rinforzarsi e allo stesso tempo allungare la rosa per una stagione da due competizioni. Io credo che, se fosse per Massimiliano Allegri — anche se lui tende a non parlare pubblicamente di queste cose — andrebbe su quattro giocatori di esperienza, con il resto a contorno.
Sono curioso di capire cosa farà la società.
È affascinante un progetto che provi a tenere insieme entrambe le cose e, probabilmente, è una strada razionale. Però c’è un coefficiente di rischio: i giocatori esperti che prendi non puoi sbagliarli, perché sono necessari non tanto per una tua crescita, ma a una tua risposta già nei mesi di settembre e ottobre, quando le stagioni già si indirizzano.”
Milan, tra tattica e mercato: la nuova direzione del progetto
Dopo l’incontro tra dirigenza e allenatore e le possibili evoluzioni tattiche, quale direzione sta prendendo il progetto del Milan e quanto le scelte tecniche influenzeranno il mercato?
“Inevitabilmente si partirà da quello. Io penso che il Milan il prossimo anno avrà due sistemi di gioco da alternare con maggiore frequenza. Avendo seguito le stagioni di Massimiliano Allegri alla Juventus, so quanto sia capace di cambiare sistema di gioco a partita in corso e da una partita all’altra: è naturale che sia così. Per questo penso si parta da due sistemi di gioco, uno con la difesa a quattro, e da lì si costruisca il mercato.

Un mercato che, inevitabilmente, al di là delle scelte tattiche, porterà all’acquisto di un attaccante centrale, un numero nove come primo obiettivo, di un difensore centrale e di un paio di centrocampisti: uno più esperto, alla Goretzka, un giocatore che il Milan sta seguendo, con cui ha parlato e un altro più giovane e creativo, una mezzala dinamica, come se ne sono viste molte in questi anni, in grado di dare una mano in una stagione lunga.
Sicuramente l’intensità e la capacità di reggere fisicamente saranno criteri fondamentali nella scelta dei giocatori in arrivo dal mercato. Mi aspetto, al massimo, uno tra un profilo di esperienza o un giocatore con qualche problema legato agli infortuni. La maggior parte dei calciatori saranno scelti conoscendo i gusti di Moncada, di Tare e dello stesso Allegri, sulla base soprattutto delle prestazioni atletiche, che verranno sicuramente tenute in considerazione.”
Milan e Gila: interesse reale ma distanza dalla chiusura
“No, dire che il Milan sia vicino a chiudere, per quanto ne sappiamo, è eccessivo. C’è sicuramente un interesse, così come c’è una stima di Igli Tare, che lo ha portato in Italia, e anche un gradimento da parte di Massimiliano Allegri, a cui il giocatore piace perché potrebbe dare una mano in diversi modi. Da qui a dire che sia praticamente preso, però, la strada è ancora lunga: secondo me non siamo affatto a quel punto.”

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