Il calcio ha scritto la sua storia grazie alle imprese di grandi squadre ed invenzioni di allenatori visionari come Arrigo Sacchi.
Dall’Inghilterra è nato il gioco che conosciamo tutti noi, il “football”, piede e palla, tradotto in italiano. Un gioco all’apparenza molto semplice, un gesto naturale che si consolida fin da quando si è bambini.
Dai primi passi ai primi calci, siamo arrivati ad ammirare il calcio di Guardiola, ma già prima di lui, ci sono stati coloro che hanno scritto la storia del calcio. In Italia si può pensare al Milan di Nordhal, miglior marcatore della storia del Milan all’Inter dei tre tedeschi, ma a timbrare i libri di storia italiani è stato Arrigo Sacchi.
Un allenatore visionario, colui che ha anticipato un calcio che non esisteva fino a che lui ha deciso di prendere in mano il Milan, disegnato dal geniale presidente del Milan, Silvio Berlusconi, creando così il Milan dei tre olandesi.
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Un allenatore tanto elogiato, quanto criticato, perché nella penisola italica ha avuto difficoltà a riconfermarsi campione d’Italia. Alzando al cielo solamente una volta il tricolore.
A parlare di Sacchi, che domani festeggerà il suo ottantesimo compleanno, e di altri allenatori visionari, ci ha pensato Paolo Condò al Corriere della Sera:
“Il Milan di Sacchi è considerato la squadra di club migliore della storia assieme all’Ajax di Michels e al successivo Barcellona di Guardiola”.
“C’entra il tipo di gioco, e pare che in questi sondaggi votino solo gli adepti del calcio totale e derivati. C’entra soprattutto la capacità (rarissima) di assemblare squadre composte da campioni, e farli giostrare pensando al bene collettivo”.
“I detrattori di Sacchi sostengono che ha vinto (solo) uno scudetto e due coppe dei Campioni – ehm. Più un Mondiale perso in finale ai rigori – perché aveva tanti fuoriclasse a disposizione”.
“È vero, li aveva. Ma è il come ha ottenuto questi risultati, convertendo i fuoriclasse al gioco di squadra, ad averne fatto la pietra miliare del nostro calcio”.
“Perché esiste un prima di Sacchi e un dopo Sacchi, e questo nessuno lo potrà mai negare”.
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