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ESCLUSIVA – Ferrè: “Milan? Ha bisogno di compattezza e più coraggio! Leao rimane solo se è al centro del progetto!

La stagione del Milan sta vivendo un vero e proprio periodo di stallo, sono tre le sconfitte nelle ultime quattro partite di campionato.

La sconfitta contro il Napoli, susseguita da quella contro l’Udinese da molte pressioni ad Allegri ed i rossoneri. Si sono visti involare in solitaria i cugini oltre navigli, e avvicinarsi sempre di più le inseguitrici per la prossima Champions League.

La stagione del Milan però passa da più questioni e non solo dell’ultimo mese abbondante. Allegri è l’allenatore giusto per questo Milan? Il 4-3-3 è il modulo ideale per i rossoneri? Ma sopratutto il Milan oltre a giocarsi il posto per l’Europa, poteva puntare a qualcos’altro?

A parlare di tutte queste dinamiche per AllMilan.it ci ha pensato l’esiguo collega Stefano Ferrè. Giornalista e commentatore di House of Calcio e ospite a Cronache di Spogliatoio per i format “Elastici” e “Le Foot Toujours”.

Che differenza c’è tra la sconfitta contro il Napoli e quella contro l’Udinese?


La differenza è sostanziale: nel primo tempo di Napoli i rossoneri sono stati superiori ai partenopei. Squadra corta, ripartenze veloci, pur senza tirare in porta hanno creato i presupposti per creare pericoli.

Nel secondo tempo poi la squadra si è allungata, ha perso le distanze ed è andata in difficoltà. Come contro l’Udinese: il problema del Milan oggi è che il 4-3-3, modulo ideale per le caratteristiche di alcuni giocatori, non sembra sostenibile.

La forza fisica e la gamba dei bianconeri è stata letale per il Milan, costringendo i centrocampisti a un lavoro di fatica su e giù per il campo a cui non erano abituati. C’ è poi un tema di precisione: le numerose palle perse hanno acuito questo limite, allungando ancor di più la squadra.


Perché contro il Torino in Milan ha segnato 3 reti, ma con l’Udinese ne ha subiti 3 giocando 4-3-3?


È un modulo a cui oggi il Milan sembra poter fare affidamento solo in alcuni specifici momenti, ma non come base di partenza. E’ difficile trovare una spiegazione, ma la percezione è che il Milan di oggi per essere efficace e vincente debba prima di tutto avere una caratteristica: la compattezza.


Come è stato costruito questo Milan, bene o male?


Gli opinionisti bravi dicono che i voti si danno alla fine, ma credo che il Milan abbia inserito giovani di valore prospettico come Athekame e De Winter, ma soprattutto Jashari: calciatori che devono essere valutati il prossimo anno.

Il vero tema resta il terzino (Estupiñan molto deludente) e soprattutto la fase offensiva. Nkunku non ha reso, Gimenez ha avuto infortuni pesanti e Fullkrug ha inciso poco.

Estupiñan nella rosa del Milan forse ha qualche lacuna, ma ritengo che il direttore sportivo debba essere il vero punto di partenza per il futuro e che meriti fiducia.

Come finirà la stagione del Milan, sarà tra le prime quattro?


Si, credo il Milan meriti il secondo o terzo posto e lo raggiungerà. Sta vivendo un momento difficile, ma ogni squadra lo attraversa. Al di là di qualche limite oggettivo che è emerso, la squadra ha fatto una stagione molto positiva e centrerà l’obiettivo.

Nel caso Allegri arrivasse all’obiettivo prefissato, il Milan avrebbe qualche rimpianto per questa stagione?


I rimpianti fanno bene al futuro, è giusto averne per migliorarsi. Il Milan deve tornare a competere, evitando alcuni errori commessi in questa stagione. Ma il futuro passa dall’evoluzione del suo gioco. E per questo è imprescindibile non sbagliare i 3/4 titolari da inserire, due davanti e uno o due terzini.


Quale è il giocatore che più sposta gli equilibri di questo Milan?


Luka Modric. Un campione sposta gli equilibri e lui ha dimostrato di esserlo ancora. Determina tanto perché garantisce pulizia nella manovra, ha scelta di tempo e ha sorpreso tutti per il suo impatto in non possesso: senso della posizione, recuperi e intercetti.

Un esempio che porta i compagni ad alzare l’asticella. Non credo sia un caso che, in queste giornate in cui è sembrato più appannato e in difficoltà, il Milan sia enormemente calato.

Credi che questa stagione la fortuna stia baciando i più audaci?


Non credo tanto nella fortuna e non penso ci siano tanti audaci nel nostro campionato. Prevale la tattica perché non c’è fiducia nella tecnica. Non è un caso se le squadre che si salvano sono quelle che giocano con il baricentro più basso e che lavorano molto sulla fase di non possesso.

Poi ci sono le isole felici e oggi quella bagnata dal lago, per idea, proposta di calcio e per crescita degli interpreti, è sicuramente l’isola più bella.

Allegri è ancora la risposta giusta per questo Milan?


Sì. Gli allenatori a cui si affida un progetto tecnico devono essere valutati in un biennio o triennio. Associare Allegri a un calcio difensivista credo sia un errore, sarebbe più corretto definirlo opportunista che faccia di necessità virtù.

Oggi Allegri ha iniziato a lavorare sui principali limiti di questa squadra, in primis la percezione del pericolo e la compattezza in non possesso. La prossima stagione, con le basi di questa, dovrà essere quella dell’evoluzione: servirà più coraggio e velocità senza la palla.

Se dovessi scegliere tra cedere Pavlovic e passare definitivamente al 4-3-3 o Leao e rimanere 3-5-2, cosa faresti?


Su Leao credo vada fatto un discorso schietto a parte tra il giocatore e l’area tecnica per discutere le reciproche volontà e motivazioni. Solo se davvero al centro del progetto tecnico, penso che Leao possa davvero rendere, ma non è un giocatore che garantisce continuità di prestazione, è sempre stato un attaccante da picchi di performance.

Ho parlato tanto di evoluzione, credo l’evoluzione del Milan passi per il 4-3-3, provando a mantenere la squadra comunque compatta, con un blocco medio e non basso. Ecco perché questa stagione è la base, ora serve il secondo step, per tornare definitivamente a competere fino in fondo.

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