La redazione di AllMilan.it ha avuto il piacere di intervistare Xavier Jacobelli, giornalista ed editorialista del Corriere dello Sport e di Tuttosport. Tra i temi discussi, l’inizio positivo di stagione del Milan, l’ascesa del giovane Cissè, la questione Leão, il mercato e il cambio di linea da parte di Gerry Cardinale. Queste le parole di Jacobelli:
La stagione dei rossoneri è iniziata bene con la vittoria contro il Torino. Rispetto alla scorsa annata, già in questo primo match, abbiamo visto una squadra che pressa alto, che vuole controllare il gioco con il possesso palla, che si concede dei rischi per scardinare una difesa chiusa. Amorim può fare bene in questo contesto?
“Siamo soltanto all’inizio della stagione. Quindi qualunque tipo di giudizio rischia di essere superficiale se considerato a titolo definitivo. In realtà credo che una prima valutazione assoldata possa essere effettuata dopo le prime cinque partite, quando arriverà la prima lunga sosta del campionato. Però i segnali sono confortanti per il Milan. Intanto una vittoria significativa per la prima di campionato significa partire con il piede giusto”.
Jacobelli ha analizzato la filosofia tecnica dei rossoneri, dicendo che “rispetto al Milan di Allegri, il Milan di Amorim ha votato un gioco più offensivo. A un raddoppio immediato. Ed è evidente che sia una squadra in fase di carburazione. D’altra parte tutte le squadre. Credo che, a eccezione dell’Inter e della Roma che hanno dato subito dimostrazione di quale sia il loro stato di forma, tutte le altre siano cantieri con lavori in corso. Il Milan compreso. Anche perché il mercato del Milan presumo non sia chiuso, considerando anche il nodo di Leão da sciogliere”.
Amorim ha ribadito più volte nel pre-stagione la sua stima per Alphadjo Cissè. Tant’è che il giovane trequartista ha esordito dal primo minuto segnando pure il suo primo gol. Può giocarsi il posto da titolare?
“Dipenderà molto da Cissè. Intanto è molto positivo che abbia dato fiducia a un ragazzo di diciannove anni, che ha già collezionato in Nazionale maggiore due presenze, ovviamente grazie alla fiducia che gli accordato Silvio Baldini. Sappiamo benissimo quale sia stato il percorso di Cissè, che era incaricato di andare al PSV Eindhoven a gennaio. E invece c’è stata l’intuizione, a mio avviso, felice del Milan che ha chiuso l’accordo con il Catanzaro lasciando poi il giocatore in Calabria sino al termine della stagione. Purtroppo c’è stato anche l’infortunio. Ma è un ragazzo che ha dimostrato al debutto in Serie A di avere personalità e di avere talento. Dipenderà molto da lui”.
“È significativa – secondo il giornalista – la fiducia che Amorim gli ha accordato: questa è un’indicazione molto positiva per il nostro calcio che ha molto bisogno di tecnici giovani e coraggiosi che diano fiducia ai talenti italiani e non italiani, ma in particolare italiani. Perché penso ovviamente alla Nazionale. Preso atto che nella prima giornata di campionato sia andato in campo il 23% dei giocatori italiani, ci rendiamo conto di quanto sia importante che ci siano tecnici che valorizzino i giocatori italiani”.

Cosa manca al Milan sul mercato per essere competitivo e lottare per i grandi obiettivi?
“È evidente che il mercato dipenda dalla questione Leão. Sappiamo quanto il Galatasaray, in queste settimane, abbia voluto trattare Leão: c’è questa differenza tra domanda e offerta. Ovvero tra la richiesta del Milan che parte da 50 milioni e l’offerta turca che è arrivata circa a 40 milioni. È evidente che un’eventuale partenza del nazionale portoghese consentirebbe al Milan di trovare intanto un’alternativa in attacco. Però credo che in questo momento la spina dorsale del Milan sia formata da Maignan, da Rabiot ovviamente. E mi aspetto un grande campionato da parte di Ramos”.
Nel corso di quest’estate Estupiñan è sembrato più fuori che dentro al progetto Milan. Poi qualcosa è cambiato, con Amorim che lo ha schierato nell’undici iniziale contro il Torino. Il colombiano può essere una carta interessante da giocarsi in questa stagione?
“L’esperienza insegna che, per alcuni calciatori stranieri che approdano in Serie A, sia a volte frettoloso un giudizio di bocciatura definitiva. Perché poi noi abbiamo registrato casi di giocatori stranieri approdati in Serie A, bocciati dalla Serie A, che poi in altri campionati dimostrano quale sia il loro valore. Se Amorim, che più di ogni altro, da quando ha iniziato la preparazione ha potuto valutare le condizioni e le potenzialità di Estupiñan, sostiene e dica alla società il fatto che il giocatore non debba essere ceduto, io mi rimetto alle sue valutazioni. Poi, qualora dovesse rimanere, perché sino alle 20 del primo settembre sul mercato tutto può ancora accadere, spetterà a lui impegnarsi e ripagare la fiducia di Amorim”.
Dopo tre anni, Gerry Cardinale ha deciso di scendere in prima linea per gestire il Milan. Cosa pensa di questa decisione?
“La prima reazione è proprio ‘era ora!’. Forse Cardinale ha capito che gestire una società che si chiama Milan, non vattelappesca, che è la società che vanta un palmares internazionale ai massimi livelli, non si può gestire rimanendo oltreoceano. Quindi anche questa vicinanza fisica del proprietario alla squadra rientra, a mio avviso, in una strategia di riconquista del consenso popolare. La rovente contestazione, peraltro legittima, dei tifosi del Milan al termine dell’ultima stagione quando ha fallito l’obiettivo della qualificazione alla Champions League. Evidentemente la gestione societaria era stata oggetto di molte critiche da parte della tifoseria – afferma Jacobelli –.

È chiaro che anche le prime mosse di mercato (Ramos, Gila, Moreira) siano dettate dalla volontà di riconquistare il consenso della tifoseria. Anche perché non dimentico mai come nell’ultimo campionato il Milan abbia registrato non soltanto il maggior numero di spettatori presenti, ma nel rapporto capienza-presenza degli spettatori il Milan sia risultato il primo in classifica. C’è una fedeltà, una passione, un calore dei sostenitori rossoneri che deve essere ripagato dalla società. Ha molte cose da farsi perdonare perché tutto quanto è accaduto da quando Cardinale commise il peccato originale di licenziare Maldini e Massara nel giugno di tre anni fa. Poi i risultati hanno parlato molto chiaro e hanno dimostrato quanto errata fosse stata quella scelta”.
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