Nella giornata di oggi, la redazione di AllMilan.it ha avuto il piacere di intervistare Riccardo Mancini, giornalista e telecronista di DAZN. Tra i temi toccati, l’inizio di stagione particolarmente turbolento del Milan e i dubbi che aumentano sempre di più attorno alla condizione della squadra guidata da Paulo Fonseca.
Il Milan ha iniziato in salita questa stagione, nonostante un buon precampionato. Quali sono i fattori che hanno influito in modo più determinante in questi primi risultati negativi?
“Sono diversi ovviamente i fattori perché poi quando una squadra comincia non bene, direi che concorrono più fattori a farla andare così. Intanto il fatto che Fonseca forse non sia ancora entrato nella testa dei suoi giocatori, non abbia ancora fatto breccia nei suoi giocatori. Questo sicuramente è un fattore e mi sembra anche abbastanza evidente dallo scollamento che ho notato nel Milan, soprattutto in fase difensiva. I tanti, troppi gol presi in tre partite denotano una condizione difensiva non proprio eccellente. Questo è sicuramente il primo”.
Scarsa condizione fisica
La condizione fisica, per Mancini, ha influito molto sui risultati negativi del Milan. Il telecronista non cita tanto la fase difensiva, ma un problema di fondo che sta compromettendo la prima parte di stagione del Diavolo.
“Un altro fattore – prosegue Mancini- è sicuramente la condizione fisica forse un po’ approssimativa di alcuni, quelli che sono tornati un po’ più tardi dalle vacanze. Quindi Theo Hernandez e Leao che sì, contro la Lazio sono entrati molto bene, però i primi due hanno faticato e chiaramente, non lavorando con la squadra e con il nuovo allenatore, è anche fisiologico metterci un po’. Poi siamo soltanto alla quarta di campionato, diciamo che forse i giudizi sono un po’ prematuri ecco sul Milan. Io aspetterei un attimo perché a me, personalmente, Fonseca piace molto. Vediamo quanta incidenza avrà su questo Milan”.
Nonostante il cambio allenatore, i rossoneri continuano a subite tanti gol, incappando il più delle volte negli stessi errori. Le cause di questi problemi vanno ricercate nello stile di gioco piuttosto offensivo di Fonseca o nell’aspetto psicologico degli interpreti in campo?
“Sull’aspetto difensivo, ti posso dire che tra i due fattori che hai citato, sicuramente quello che sposta di più e che conta di più è l’aspetto psicologico di chi va a interpretare ogni nuovo modo di stare in campo. Io spesso ho visto un Milan un po’ scollato tra i reparti. Ecco la distanza tra i reparti era troppo grande e questo ha consentito al Parma, al Torino, alla Lazio di fare un po’ quello che hanno voluto, perché prendere 6 gol in tre partite non è da difesa del Milan. Io darei ancora un po’ di tempo a Fonseca per entrare nella testa dei giocatori. Non penso che il modulo offensivo di Fonseca cambi qualcosa o comunque non cambi tantissimo rispetto al passato perché Pioli non è che fosse difensivo, tutt’altro. Quindi ti direi l’abitudine dei giocatori di Fonseca a questo nuovo modo di stare in campo”.
Il fatidico cooling break
Mancini si è espresso sull’episodio chiave di questa settimana e fa notare come sia un fatto soggettivo, che sia corretto oppure no, l’atteggiamento di Theo e Leao durante la partita contro la Lazio.
Si è tanto discusso del fatidico cooling break all’Olimpico in cui Theo e Leao sono stati ripresi dalle telecamere a consultarsi privatamente fuori dal gruppo squadra. Secondo lei si tratta di un episodio figlio di qualche problema nello spogliatoio, o un fatto fine a se stesso?
“Su Theo e Leao ti direi che non dovevano farlo. Nel senso, poteva anche essere fatto in buona fede come hanno giustamente provato a spiegare anche loro, però è un qualcosa che non va fatto, soprattutto se il Milan è in difficoltà come abbiamo visto nelle prime di campionato, soprattutto se loro due sono reputati dei leader dello spogliatoio, a maggior ragione non devono isolarsi. Va benissimo che erano appena entrati, accetto le loro giustificazioni, però poi è il momento di fare gruppo. Quindi loro devono esserci, loro devono rappresentare in quel momento la squadra ed eventualmente anche farsi sentire dalla squadra perché poi loro hanno un ruolo fondamentale nello spogliatoio. Quindi direi che è un qualcosa che non andava fatto e ovviamente starà a Fonseca anche far sì che sia un caso isolato”.
Le difficoltà di Fonseca
“A me personalmente ha dato la sensazione che Fonseca non avesse completamente ancora in mano lo spogliatoio del Milan. Chiaramente così non va bene. Quindi, in queste due settimane di sosta, in questo periodo che passa tra la partita con la Lazio e la prossima col Venezia, dovrà servire a Fonseca in caso per farsi sentire e per capire se ha davvero lo spogliatoio in mano. Secondo me questi momenti un pochino più di stasi e un pochino più di pausa, possono servire per gli allenatori che sono appena arrivati per far capire un po’ meglio quello che pretendono dai giocatori”.
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Quanto tempo si può concedere a Fonseca per riacquistare la fiducia dei tifosi? Basterebbe una vittoria nel derby?
“Siamo figli di un calcio che vuole tutto e subito, che pretende tutto e subito e che critica appena le cose vanno male. È vero che non è stato l’approccio migliore possibile. È vero anche che dall’altra parte va dato un po’ tempo a Fonseca per far breccia appunto nei suoi giocatori. Quindi ti direi ovviamente che, nella settimana successiva alla sosta, quella tra Venezia, Liverpool e Inter dovesse chiudersi con tre vittorie, chiaramente poi Fonseca metterebbe da parte questo inizio un pochino zoppicante e la fiducia tornerebbe. Però va dato del tempo a questo allenatore, io capisco anche che in Italia, ma non soltanto, si pretenda tutto e subito. Da un certo punto di vista, soprattutto in squadre con obiettivi ambiziosi, è anche giusto. Però vediamo. Sicuramente il Milan dovrà dare delle risposte”.
Settimana decisiva
“Ovviamente, tornando al discorso iniziale, dato che questo calcio pretende tutto e subito, direi che è una settimana che può spostare molto. Questi tre impegni – continua Mancini – possono spostare molto. È chiaro che se le cose non dovessero andare secondo i piani del Milan, a quel punto credo che anche nella dirigenza si farebbero delle domande. Questo credo che sia inevitabile in un momento così”.
Il mercato svolto dalla dirigenza può consentire al Milan di lottare per i vertici in tutte le competizioni che svolgerà, oppure manca ancora qualcosa?
“Il mercato del Milan non mi è dispiaciuto. Secondo me, con un centrocampista titolare, con uno che insomma potesse fare concorrenza adesso in più, il Milan sarebbe stato chiaramente più forte. Considerando la situazione di Bennacer, e quella va chiarita ovviamente, bisogna capire se il giocatore che ha fatto molto bene per il Milan abbia già la testa altrove. Per il resto, dietro ha preso uno dei difensori migliori che sono stati presi in Serie A, quindi Pavlovic. Ho qualche dubbio su Emerson Royal perché a livello difensivo non mi convince a pieno. Ha fatto un ottimo investimento su Abraham, comunque è prestito. Era quello che serviva evidentemente perché, forse Fonseca di Jovic su tutti, ma anche di Okafor, non si fida totalmente”.
Sul centrocampo secondo Mancini
“Così come chiaramente sono acquisti di livello, sia Fofana in mezzo al campo che Álvaro Morata davanti. Quindi, forse una casellina in più per il centrocampista l’avrei tenuta. Davvero per un centrocampista che potesse far concorrenza a Reijnders, Loftus-Cheek, tutti quelli che sono li in mezzo. Creare un po’ di concorrenza in più non sarebbe stato deleterio per questa squadra. Detto che poi, sì, è una squadra costruita per provare a vincere qualcosa quest’anno, però se devono analizzare quello che è stato il mercato, forse avrei fatto un centrocampista in più. Aspettiamo di capire se Silvano Vos verrà portato in Prima Squadra oppure no. Mio parere personale, quantomeno un test gli andrebbe fatto perché è molto valido e non è un giocatore di Serie C sinceramente”, conclude Mancini.
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