Massimo Orlando, ex Serie A, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni. Molti i temi toccati, in primis la gara di domenica sera tra Milan e Fiorentina. Orlando ha vestito le maglie di entrambe le squadre durante gli anni ’90, quando il calcio italiano aveva raggiunto il suo massimo splendore. A Firenze ha lasciato un segno importante: poco meno di 150 apparizioni, impreziosite da 20 gol. Meno evidente l’impronta lasciata a Milano, dove ha comunque alzato due trofei: una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea, nella stagione 94/95. In chiusura una riflessione su Maldini, con cui ha condiviso lo spogliatoio proprio nella stagione trascorsa all’ombra della Madonnina. Queste le parole di Massimo Orlando in esclusiva alla nostra redazione:
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Come vive la settimana di avvicinamento a Milan – Fiorentina, il doppio ex Massimo Orlando?
“Il Milan per me è stata una grande opportunità di vita, calcisticamente e quindi lavorativamente parlando. Ho conosciuto una realtà del tutto nuova per l’epoca (1995 ndr.), dal presidente Berlusconi, all’amministratore delegato Adriano Galliani, fino a tutte le persone che gravitavano attorno al mondo Milan. In quegli anni lì era una società veramente inarrivabile e incomparabile con tutte le altre. La settimana di Milan – Fiorentina soffro sempre tanto per via del mio passato in entrambe le squadre“.
“I rossoneri in questo momento sembrano essere in una condizione migliore rispetto ai Viola. La squadra di Pioli non sta attraversando un bel periodo. Ma il bello di essere tifosi della Fiorentina è che proprio da queste situazioni apparentemente disperate, spesso derivano le maggiori soddisfazioni”
Tornando alla stagione 94/95, quando da giocatore del Milan hai alzato due trofei: una Supercoppa Italiana e Supercoppa Europea. Cosa ti porti dietro da quella esperienza con la maglia dei rossoneri?
“Di aneddoti ce ne sono tanti, ma uno in particolare spiega bene perché in quegli anni il Milan è riuscito ad essere leader in Europa, in Italia e dappertutto. Durante le classiche partitelle a fine allenamento, i vari Baresi, Maldini e Costacurta, non davano mai la sensazione di poter essere battuti o superati“.

“Ogni allenamento alla fine sembrava una partita vera. Questo è uno dei molti segreti del Milan di quel periodo. Tutto quello che veniva fatto doveva essere caratterizzato dalla massima intensità e dalla giusta mentalità, fin dal primo giorno di ritiro. L’idea di farsi superare, di farsi dribblare, non era assolutamente contemplata. Questo onestamente l’ho visto solo al Milan”.
Quanto manca Maldini a questo Milan?
“Tanto, tantissimo: credo che sia stato fatto un grosso sbaglio nel mandarlo via. Paolo è una persona meravigliosa, che ho avuto di conoscere dentro e fuori dal campo. È soprattutto intelligente, molto preparato. Al Milan ha fatto bene. Allontanarlo è stato un grande errore. Poi il Milan è il Milan: ha una storia clamorosa, tornerà a vincere con o senza Maldini, ma Paolo ha fatto tutto per questa maglia e questa società“.

“Aveva vinto lo scudetto, la società avrebbe dovuto premiare quelle che erano le sue idee, anche perché erano intuizioni ben fondate: da Leao, a Theo, fino a De Ketelaere. Secondo me si è dimostrato molto abile anche nello scouting e nel reclutare giocatori. Oggi il Dio denaro e chi gestisce i fondi ha più potere di uno come Maldini. Comandano loro e possiamo fare poco”.
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