658 presenze e 164 reti. La storia di Gianni Rivera al Milan non può essere spiegata solo con i freddi numeri, che al limite possono dare un po’ di contesto. 20 anni fatti di successi tra l’Italia, 3 Scudetti e 4 Coppe Italia, e l’Europa, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe e 1 Coppa Intercontinentale. Tra un trofeo e l’altro c’è stato spazio anche per un Pallone d’Oro, nel 1969, il primo vinto da un Italiano. Solo Baggio, più avanti, riuscirà a replicare l’impresa.
Rivera ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni, ripercorrendo i suoi primi momenti e ricordi con la maglia del Milan a partire dal primo, mitico provino. Il focus e stato poi spostato sul presente, sulle chances del Diavolo di riaprire la lotta Scudetto. Infine un passaggio sulla Nazionale del passato e del presente. Queste le parole di Gianni Rivera, in esclusiva ai microfoni della redazione di AllMilan.it:
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Partiamo dal principio: qual è il ricordo più bella della sua esperienza con la maglia del Milan, c’è un momento particolare che le è rimasto impresso?
“Tutta la vita da calciatore. Io ho cominciato nell’Alessandria, l’ultimo anno di Serie A dei piemontesi. L’anno successivo dovevo andare a Roma per le Olimpiadi. Sono partito da Alessandria e al ritorno sono andato direttamente a Milano perché nel frattempo il Milan mi aveva preso. Parliamo degli anni 60’. All’epoca, fu l’allenatore dell’Alessandria a fare in modo che andassi al Milan, dove anche lui aveva giocato. Il nostro centravanti era Lorenzi e il Mister era preoccupato che Lorenzi mi portasse all’Inter. Nel silenzio generale andai a fare un provino a Milano, per i rossoneri, insieme a Liedholm e Schiaffino”.
“In quegli anni ognuno aveva solo un paio di scarpe e doveva farselo bastare. Le mie avevano suole e tacchetti completamente consumate. Fortunatamente si mise a piovere e il campo era un po’ più morbido e ho potuto giocare. Gipo Viani mi notò subito. Infatti Liedholm e Schiaffino, subito dopo la fine del provino andarono gli dissero di prendermi il prima possibile: “Già fatto”, questa fu la risposta di Viani. Ero partito da Alessandria, passando da Roma per le Olimpiadi e al ritorno andai direttamente a Milano”.

Il Milan di Allegri e il calcio contemporaneo
Veniamo a questioni più recenti: l’anno scorso lei espresse grande entusiasmo per il famoso calcio d’inizio della finale di Champions tra Inter e PSG, con il pallone calciato in avanti e la squadra di Luis Enrique che si è riversata subito nella metà campo avversaria. Come concilia questo suo approccio, questa sua visione al calcio con il Milan di Max Allegri?
“Negli ultimi anni tutti partono allo stesso modo e non capisco perché. Credevo che fosse cambiato il regolamento (ride ndr.). poi ho scoperto che il regolamento era sempre lo stesso, nonostante tutti scelgono sempre di partire giocando la palla all’indietro. Evidentemente si preferisce avere tutti gli avversari di fronte, invece di superare i primi 5. Rimangono sempre meravigliato da come gli allenatori non facciano una scelta importante, avendo la possibilità di giocare subito in avanti e superare i primi 5 elementi della squadra avversaria, quelli più o meno deputati alla fase offensiva. Invece no, preferiscono giocare con tutta la squadra di fronte. Così il calcio diventa di una monotonia tremenda e in qualche caso anche pesante da sopportare”.
Il Milan può ancora vincere lo Scudetto o gli manca qualcosa rispetto agli avversari?
“Deve arrivare primo, non c’è alternativa”.
Capitolo Nazionale: dal passato al presente
Piccola parentesi dedicata alla Nazionale del passato e del presente. Senza riaprire il capitolo del mondiale del 1970 su cui si è detto e scritto di tutto, vorrei concentrarmi su quello del 1974. Quali sono le ragioni dietro al mancato successo di quella spedizione? È mancata un po’ di alchimia tra i reduci del 70’ e le nuove leve come Chinaglia e Re Cecconi?
“Il problema di quell’anno fu questo accordo tra il responsabile della Nazionale e il Direttore della Gazzetta dello Sport, che pare avessero una società che portavano avanti di nascosto. Quindi questo ha finito per diventare un problema per tutta la Nazionale e non solo per un gruppetto”.

L’Italia di qualifica al Mondiale di Usa, Canada e Messico?
“Dobbiamo farlo, sennò dovremmo poi cambiare tanto, quasi tutto e cambiare tutto è un po’ complicato. Quindi è meglio qualificarsi“
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