Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni in ottica della doppia sfida di Champions League tra Napoli e Milan. L’ icona del mondo rossonero ha toccato tanti temi tra passato e presente, tra cui il rinnovo di Leao e gli aspetti chiave di un Milan glorioso. Di seguito le sue parole:
Come cambia la vittoria del Milan in ottica Champions? Quali sono gli aspetti chiave della gara e un tuo pronostico su Milan-Napoli:
“Credo che sia una partita che abbia aperto gli occhi a tutti quanti. È stato bravo Pioli sempre ricordandosi che prima di tutto ci deve essere una fortissima motivazione, per seconda cosa un fortissimo spirito di squadra e come terza cosa un collettivo che gioca unito. Se ci saranno queste tre componenti il Milan sarà avanti, dove tutti e 11 devono partecipare sia alla fase offensiva che difensiva.
Ciò significa che la squadra deve essere molto compatta, pochi lanci e molti passaggi rasoterra. Più sei un blocco più sarà facilitato il possesso palla e il pressing. In questo modo si farà meno fatica perché fare gli scatti di 10 metri non diventa un problema. Quindi un blocco che si muove avanti e indietro in 25-30 metri al massimo. I difensori che arrivano quando la palla ce l’hanno gli attaccanti che arrivano sulla riga della metà campo, gli attaccanti che quando difendono devono essere sempre a 25-30 metri. In questo modo si facilita la sinergia, la comunicazione, la collaborazione e non si sentiranno mai soli”.
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Sei stato un rivoluzionario del calcio. Pioli ha fatto vedere cose importanti. In cosa deve essere bravo Pioli per far diventare il Milan il vero Milan?
“Oltre a ciò detto prima sono i giocatori che devono capire che se non sono un collettivo saltano fuori tutti i limiti di esperienza e di qualità di loro”.
C’è stata una frase di Berlusconi che fu sorprendente: “Io non vendo i miei giocatori li acquisto”. Questo Milan non è il Milan di Berlusconi ma Leao è un giocatore fondamentale così come Giroud quanto sono importanti i loro rinnovi?
“Se Leao gioca con la squadra e per la squadra a tutto campo tanto, se non gioca per la squadra poco. Nessun giocatore è fondamentale, ci sono dei giocatori che devono giocare con la squadra, il calcio in Italia non lo abbiamo ancora capito perché siamo degli ignoranti e presuntuosi . I padri fondatori lo hanno pensato come uno sport di squadra offensivo che ha perso le sue caratteristiche originali in Italia dove lo abbiamo pensato come uno sport difensivo e individuale ma questo è figlio della nostra ignoranza e non sapienza.
Se le società non voglio finire in rosso devono prendere degli allenatori strateghi. Perché loro ti danno il gioco, il gioco è come la trama e senza trama non esiste un film. Tu puoi avere i più grandi attori del mondo ma se quella squadra non gioca insieme varrà poco. Leao se rientra e partecipa alle due fasi è un grande altrimenti mette un limite alle sue qualità e alla squadra”.
Sulla stagione negativa di De Ketelaere:
“Il Milan l’anno scorso ha compiuto un miracolo, la metà dei giocatori del Milan erano criticati dalla stampa e non solo. Ha vinto il campionato spendendo molto meno di altre squadre ed è un capolavoro. Molto probabilmente alcuni hanno pensato fosse la cosa più facile ma vincere non è mai la cosa più facile, altri forse si sono illusi e perso un pò di volontà e c’era da aspettarselo, nessuno aveva mai vinto nulla. Oggi si sono ripresi? Dipende, se oggi hanno la modestia giusta, l’entusiasmo e la volontà giusta è tanta roba. Il calcio è il riflesso della storia e della cultura di un paese.
Il nostro paese ha avuto una storia ai tempi dei romani, dopodiché siamo sempre scappati e invasi da tutti, per quello ci difendiamo e scappiamo e dobbiamo sapere che il collettivo deve essere composto da 11 giocatori sempre in posizione attiva con la palla e senza la palla. Devono essere tutti uniti da un filo invisibile che è il gioco, se fanno questo faranno il massimo. Noi vincemmo una Champions con Gullit che giocò una partita e un campionato in cui Van Basten ne giocò 3 ed erano dei grandissimi giocatori ma con il gioco recuperavamo la loro assenza. I giornali parlano di questo giocatore ma manca il gioco. Per fare bene servono idee e lavoro”.
Hai allenato i più grandi campioni, tra i tanti quale aneddoto ricordi con più simpatia?
“Nessuno di loro aveva mai vinto la Champions e il pallone d’oro. Quando giochi di squadra nascondi tutti i limiti e fai vedere solo i pregi. Per fare bene devo avere una squadra che si muove all’unisono e allora diventano tutti dei campioni. Io ho avuto la fortuna di avere grandi persone e un grande club alle spalle al quale ho fatto spendere molto poco. Dopo hanno preso bravi allenatori tattici, non tutti, e questi volevano dei giocatori che facessero da soli la differenza. Il gioco è come la musica: suonare senza spartito diventa difficile”.

Sacchi è sicuro: Leao non è insostituibile e la chiave per il successo del Milan deve essere il gruppo e le sinergia che si crea. Col Milan Sacchi ha vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana, due Coppe dei campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe Intercontinentali, il così detto “Milan degli Immortali” di Sacchi.
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