EDITORIALE PRIMA PAGINA

Fonseca è l’uomo che cade prima di iniziare la salita

Fonseca

In “The Fall Guy”, ultima fatica cinematografica di David Leitch, Colt Seavers, interpretato da Ryan Gosling, lavora come stunt-man. La sua vita è una vera e propria montagna russa. Si cappotta con l’automobile, salta da altezze improbabili, rompendosi la schiena, metaforicamente e concretamente, si fa dare fuoco. In sostanza, il suo lavoro è adrenalina pura. La medaglia, però, ha sempre un rovescio oscuro. I rischi fisici corsi non sono veramente apprezzati. In fondo è pur sempre una controfigura, il lato B di un attore famoso, di una superstar. Non sarà mai celebrato a dovere. A un certo punto, la produttrice del film a cui Colt sta lavorando dopo oltre un anno di assenza a causa di un terribile incidente sul set, gli dice chiaramente che lui è e sempre sarà solamente “quello che cade”. Al Milan, in questo istante, nonostante l’avventura debba ancora iniziare, l’uomo che sta cadendo è Paulo Fonseca.

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La conferma della scelta dell’ex allenatore della Roma è arrivata nella giornata di ieri. I principali insider e giornalisti italiani hanno svelato i dettagli contrattualistici che lo legheranno al club rossonero per due anni con opzione per un terzo. L’ingaggio sarà di 2,5 milioni di euro che possono salire in caso di permanenza oltre il 2026. 500 mila in più dello stipendio preso da Juric e Thiago Motta in questa stagione. Conte, sempre più vicino al Napoli, ne andrà a guadagnare tra i 6 e i 7. Forse è questo che ha scatenato la rabbia dei tifosi rossoneri. Il Milan non può permettersi di pagare di più la guida tecnica della risalita?

Paulo Fonseca, alias il capro espiatorio

Altro punto della questione. Sulla piazza, liberi, c’erano diversi nomi impattanti e di grande spessore. Uno lo abbiamo già citato e si accaserà al club partenopeo, l’altro è libero e difficilmente troverà una squadra, dal momento che il Chelsea ha optato per Maresca, il Bayern per Kompany e il Barcellona per Flick. Stiamo parlando di Roberto De Zerbi, per cui potrebbe rimanere solo lo United nel caso in cui Ten Hag venisse esonerato. Infine Conceicao, il quale ieri si è liberato dal Porto.

Premessa fatta. Le risposte non si possono sapere. I tifosi e i giornalisti non sono la società. Le decisioni vengono prese dai piani alti, anche se è complicato capire se i piani alti sono occupati da Furlani, Moncada, Cardinale o Ibrahimovic. Chi ha l’ultima parola? Mentre Ibrahimovic posta foto misteriose su Instagram, Scaroni non vuole parlare di calcio e Furlani non si sbilancia, a regnare è l’incertezza. Il capro espiatorio di tutto ciò, però, è forse l’unico che non ha colpe, se di colpe si può parlare. Diciamo che è il solo a non avere voce in capitolo. Paulo Fonseca è stato scelto, non ha obbligato nessuno a farsi scegliere. A prescindere dai gusti e dalle volontà, perché bisogna accanirsi così tanto con un professionista, una persona?

Criticare prima dell’eventuale fallimento

La tempesta social che sta travolgendo l’allenatore portoghese è ai limiti dell’inverosimile. Basta andare sotto i post sui suoi social. Insulti di ogni genere, minacce più o meno velate, inviti calorosi a non trasferirsi a Milano e optare per Marsiglia. Si trova di tutto e un po’. Un bazar estivo virtuale che offre le più svariate locuzioni verbali. Oltre a ciò, inviti a disertare e lasciare vuoto lo stadio. La domanda è una: ammesso e non concesso che la protesta sia un diritto dei tifosi, a volte sacrosanta, siamo sicuri che sia la scelta giusta a questo punto?

Una volta arrivata l’ufficialità il dado sarà tratto e fare marcia indietro può essere un’opzione. Così stando le cose, mettersi contro allenatore, club e giocatori potrebbe sortire effetti negativi, contrari. Potrebbe peggiorare una situazione che, fino a prova contraria, non sappiamo effettivamente come sarà. Non esiste una sfera magica che predica il futuro del Milan. Niente e nessuno può dire se Fonseca farà bene o male. Partire prevenuti è errato, specialmente se, come sottolineato, le scelte sono state già prese e il tempo non può essere fermato né tantomeno portato indietro.

Il tempo delle critiche al tecnico, se ce ne fosse bisogno, arriverà più avanti, sicuramente non ora, prima ancora della firma e del mercato. Oggi, le uniche critiche ammesse sono quelle al club. Stop.

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