Santiago Gimenez ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Corriere della Sera, soffermandosi su tutti gli aspetti principali della sua vita in questi primi mesi al Milan. Dalla famiglia al rettangolo di gioco, passando per l’attuale stato di forma. Ecco le sue parole.
Sull’infortunio alla caviglia: “Tutto a posto. Sto bene. A Napoli ci sarò”.
Sulla vittoria in Nations League con il Messico: “Vincere aiuta a vincere. Ad avere più fiducia in sé stessi. Ora però un titolo lo voglio col Milan. Sono venuto per questo”.
Sull’ambientamento in Italia: “Sono stati molto intensi. Soprattutto fuori dal campo. Mi sono adattato a una nuova città, un nuovo ambiente. Adesso voglio fare ciò per cui sono qui: segnare e vincere».
Sul digiuno di gol: “I gol arriveranno. Ne sono sicuro. L’importante è che vinciamo, come è successo nelle ultime due partite. Se segna Rafa (Leao, ndi) o Christian (Pulisic, ndi) o un altro compagno, è uguale. Col mister Conceicao stiamo lavorando duro. Non siamo contenti della classifica. Ma non è ancora finita”.
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Sulla difficoltà della Serie A: “I cambiamenti sono sempre un po’ complicati. Non sono ancora al mio livello. Ma sto crescendo, sto imparando a conoscere i difensori, gli avversari. Qui c’è grande pressione. Ed è bellissimo. Proprio per questa pressione ho scelto il Milan. So di potercela fare. Anche grazie alla mano di Diòs”.
Sulla sua fede religiosa: “Quando avevo 17 anni mi hanno diagnosticato una trombosi al braccio. Ho subito tre operazioni, sono stato fermi sei mesi. A un certo punto i medici mi hanno detto chiaramente che se l’ultimo esame non fosse andato bene avrei dovuto smettere col calcio. È stato lì che ho incontrato Diòs nella mia vita. Ho pregato perché non facesse finire il mio sogno di diventare calciatore. Tutto è andato bene”.
Su San Siro e il peso dei tifosi: “Un onore. San Siro è indescrivibile, per chi non ci è mai stato. So che si aspettano molto da me, perché sono giustamente esigenti, per i grandi centravanti che ci sono stati nel passato. Ibrahimovic, Kakà, Ronaldinho. Io al Feyenoord ho segnato tanti gol. È il momento di iniziare a segnarli anche qui”.
Sulla rimonta per il quarto posto: “Sì, noi ci crediamo. Ma non dobbiamo guardare la classifica. Pensiamo solo a vincere partita per partita. Come la Coppa Italia. Non vedo l’ora di giocare il derby, sono ansioso. Ora pensiamo al Napoli, poi ci sarà l’Inter”.
Su Milano: “Cammino tanto, tantissimo. Non ci ero mai stato prima. E mi incanta. Quando torno a casa dall’allenamento faccio la siesta, d’altronde sono messicano, poi io e mia moglie Fer usciamo. Giriamo ogni giorno una zona diversa, per conoscerla meglio. Beviamo un caffè, mangiamo un gelato italiano, unico. Siamo stati a fare un giro sul lago di Como. Abbiamo scelto una casa in Brera. Poi Milano è piccola, puoi andare ovunque. È piccola. Io vengo da Città del Messico, dieci milioni di abitanti. Ma a Milano c’è tutto. Poi adoro la pasta. Ma da quando sono arrivato qui, non ho ancora mangiato una pizza. Fra trasloco e altro, non sono riusciti a trovare tempo. Ma rimedierò».

Sull’importanza della famiglia: “Fondamentale. Famiglia allargata. Io e mia moglie ci siamo sposati un anno fa. Con noi ci sono spesso anche i nostri genitori. In futuro vorremo avere anche i figli. C’è tempo. Anche Fernanda ama Milano. Da bambina era attrice in serie tv per ragazzi, su Nickelodeon e Disney Channel. Ora è passata dall’altra parte della telecamera. Vuole diventare regista. Studia tutto il giorno, guarda film, produce cortometraggi. Ha tanto talento. Adesso abbiamo deciso di iniziare ad andare al cinema: così impareremo più rapidamente l’italiano”.
Sulla sua fidanzata: “Ci siamo conosciuti con un videogame: Call of Duty. Ci parlavamo nella chat fra gamers, i giocatori, ma non ci eravamo mai visti. Allora un bel giorno ho turato fuori il coraggio e le ho chiesto: dai, vediamoci. Mi manda la posizione: abitava a cinque case da me, nello stesso quartiere di Città del Messico. Siamo usciti da casa, tutti e due con lo skate, che è una nostra passione comune. E da lì è iniziato tutto. Lo so, sembra una locura, una follia».
