È facile cambiare opinione a seconda delle circostanze
. Un giorno si è considerati formidabili, i migliori in campo, e il giorno dopo ci si ritrova al centro delle polemiche. È esattamente ciò che sta vivendo Santiago Gimenez, nuovo numero 7 del Milan. L’ex Feyenoord ha disputato una grande partita contro il Lecce, creando occasioni dal nulla e vedendosi un gol annullato. Il risultato? Una pioggia di commenti positivi e incoraggiamenti.
Solo una settimana dopo, però, il Milan è tornato a San Siro per affrontare il Como, e in quell’occasione Gimenez non è riuscito mai a entrare davvero nel vivo del gioco, finendo per disputare una “partita fantasma“. Le reazioni non sono mancate: tanti commenti negativi, che ne hanno sminuito le potenzialità. In appena sette giorni, due opinioni completamente opposte. Vero che l’attaccante messicano è a secco in campionato dal 15 febbraio ed è rimasto a digiuno anche in nazionale, ma giudicarlo così drasticamente non tiene conto di vari fattori.
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Le caratteristiche di Gimenez non sono quelle di un attaccante come Morata, capace di portare il pallone in area partendo dalla difesa. L’ex Feyenoord è una punta da area di rigore, un “killer” come lo ha definito Zlatan Ibrahimovic. Un giocatore bravo nel gioco aereo e nell’attacco in profondità, capace di trarre vantaggio muovendosi negli spazi liberi. Calcia bene di prima intenzione ed è rapido a sfruttare le occasioni che gli si presentano in area di rigore avversaria. Tuttavia, per esprimere appieno il suo potenziale, ha bisogno di essere messo nelle condizioni giuste. Importante sottolineare come, nelle ultime partite, i palloni giocabili per lui sono stati pochi, e questo ha inciso sulle sue prestazioni.
In un momento in cui tutta la squadra sta attraversando una fase difficile, sarebbe un grave errore emettere un giudizio affrettato su un giovane talento che sta ancora adattandosi al campionato italiano. Come abbiamo visto con altri giocatori, come nel caso di Tijjani Reijnders quest’anno, l’adattamento richiede tempo. Giudicarlo ora sarebbe non solo prematuro, ma anche controproducente.
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