Innanzitutto il Milan gioca in Champions League il 14 febbraio (San Valentino) e l’8 marzo (Festa della Donna), quindi io pensavo che è inevitabile, che quindi qualsiasi milanista vero è un po’ un maschio alfa per predisposizione.
E poi c’è questa storia di Gerard Butler, che fa sempre il maschio alfa.
Gerard Butler è quello di Trecento e Attacco al potere che, veramente, fa tutti film uguali in cui lui ha una bella famiglia ed un lavoro tutto tranquillo e tutto va bene rosa e fiori fino al punto in cui non gli tolgono qualcosa. Magari la moglie o la figlia o le persone sotto la sua responsabilità per lavoro. Un po’ come il Milan a gennaio in cui sembrava aver perso di tutto.
Dopo un pochino che pensa a cosa gli è successo, finisce sempre che Gerard Butler – che chiaramente come attore è un cane – comincia a cercare i responsabili del dispettuccio che ha subito. Quindi chiede al primo che passa se lui conosce qualcuno che conosce il tale che ha fatto un torto a lui, e quello può rispondere sì o no ma, anche senza un motivo apparente, Gerard Butler lo picchierà comunque a sangue, con l’inno americano in sottofondo e le facce da duro in rallenty.
Imparate a capire che non c’è un motivo dietro Gerard Butler, mai.
Tutte le volte Gerard Butler riesce ad arrivare al colpevole, il tutto dopo aver difeso la Casa Bianca da un assedio di terroristi arabi naturalmente, e nel finale del film succede che prende il suo avversario e lo termina mentre fa dei versi irriproducibili.
Un po’ come fa il Milan da quando ha perso tantissimi punti a gennaio. Magari la squadra non con la stessa foga, ma sembra aver sbarellato per bene e vuole finire sul posto tutti gli sfidanti che gli capitano. Cioè, speriamo sia così anche con la Fiorentina. Un po’ come fa Gerard Butler.
Ma ora, sicuramente, mi direte voi: anche io voglio essere così, ma cosa posso fare? Come mi devo comportare? Perché, di certo, non sta scritto da qualche parte, giusto? E invece no che non è giusto.
Cinque punti da maschio alfa. Cinque punti di svolta per cui il Milan sembra essere cambiato rispetto a gennaio.
1) Numero uno: per essere un maschio alfa ci vuole il fisico. Devi saperlo. Quindi fai come il Milan che schiera quel molosso di Thiaw con Kalulu e Tomori insieme, e tra l’altro avrete notato che il centrocampo è molto più solido da quando ci si schiera a quattro. I muscoli fanno la differenza, sempre ed il filtro davanti la difesa, beh, pure quello.
2) Numero due: prima di porti un obiettivo devi seguire la tua strada, quindi traccia un percorso. Forse era sempre stato così, ma è come se il Milan avesse deciso di seguire strade alternative: si sa, deve essere Giroud il punto di riferimento. Senza Giroud che fa la stella polare il Milan – è così – fa fatica ad andare avanti. Il sistema ha bisogno di certezze ed il numero nove ha, tra le tante, quella funzione.
3) Numero tre: ogni maschio alfa, anche nei momenti sbagliati, fa dei versi improbabili con la bocca. Può sembrare una cosa stupida il linguaggio del corpo. Quel dettaglio per cui ogni giocatore del Milan, dopo una rimessa laterale o un fallo conquistato stringe le labbra, invece di rimanere con la testa bassa come se non fosse successo nulla prima, beh, è lo specchio di chi gioca. Sono i piccoli gesti da cui capire la concentrazione dei singoli.
4) Numero quattro: devi avere sempre un vantaggio sul tuo avversario, trovalo. Il Milan per fortuna lo aveva da principio: Theo Hernandez a tutta fascia, libero di svariare, è qualcosa che ha davvero cambiato le progressioni del Milan. Le accelerazioni di Theo sono sempre un’opzione valida, per fortuna, perché non esiste probabilmente un avversario che possa tenerle.
5) Numero cinque: balla fuori tempo, nei momenti sbagliati. Una di quelle cose che Gerard Butler fa sempre. C’è poco da dire, finché si balla il consueto “Pioli is on fire” convintamente, c’è che il Milan va avanti. Del resto vincere aiuta a vincere da secoli, è sempre stata questa la chiave del successo.
Certo, poi con la Fiorentina potrebbe andare tutto al contrario…
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