Sono giorni strani per il tifoso del Milan. Le prime tre partite senza alcuna vittoria, hanno dato uno schiaffo morale a chi sperava in un inizio migliore. Effettivamente è così. Dopo un buon precampionato, nessuno si aspettava di arrivare alla pausa delle Nazionali con soli 2 punti. Non è tanto la situazione concernente i risultati che fa suonare il campanello d’allarme, ma c’è anche quella per quanto riguarda il tipo di gioco espresso sul campo. È preoccupante vedere una squadra passiva che faccia fatica a reagire agli errori che essa stessa commette da un po’ di tempo. Quei stessi errori. Fossero solo sul campo i problemi, sarebbe meglio, ma non è così.
La proprietà americana, a parole, ha dimostrato di avere ambizione nel riportare il Milan ai vertici del calcio mondiale. Nel calcio di oggi, ormai, si stanno facendo più avanti sempre più investitori. Non pensa più solo alla parte sportiva, ma anche a quella del brand. Per aumentare il valore di un club, bisogna crescere su tutti i fronti, compreso quello economico. Per quanto riguarda il club rossonero, sembra che la parte del business stia prendendo una strada prioritaria rispetto a quella del campo. Basti pensare alla recente collaborazione con la famosa squadra di baseball, i New York Yankees, in cui il simbolo del club americano copre quasi completamente lo storico logo rossonero. Si possono fare tante partnership, tanti eventi e tanti soldi, ma alla fine il Milan è un club di calcio.
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Le preoccupazioni sono lecite e non dipendono solo da quello che si è visto in campo. Per fare una sintesi, bisogna fare un passo indietro. 23 maggio 2024, il Milan ufficializza la separazione da Pioli. Le principali testate lanciano una quantità immensa di nomi come possibili candidati per la panchina rossonera. Tra questi spicca Lopetegui, saltato quando era vicino dall’accordo, e poi è sbucato il sogno Conte. Per fare quello step in più che la proprietà auspicava, ci voleva anche un cambio passo non solo tecnico, ma anche per dare un segnale positivo alla tifoseria. Non è stato così.
L’allenatore del Milan, adesso, è Paulo Fonseca, ex Lille e Roma. Sia chiaro, non è lui il colpevole di ciò che sta succedendo, ma si tratta sicuramente di una pedina sulla quale fare dei discorsi in merito alla strada intrapresa dalla società. Sì, perché il portoghese è stato preso dal club francese e guadagna una cifra intorno ai 2.5 milioni all’anno. Pioli ne prendeva 4. Questo dato può anche non voler dire nulla, ma la scelta del club di prendere un tecnico con un ingaggio nettamente più basso, lascia spazio a diverse interpretazioni, tra cui quella che ci si voglia accontentare del minimo risultato e che avere il bilancio in positivo fosse più importante. Eppure Furlani, attuale amministratore delegato, è sempre stato chiaro nelle sue interviste: “La nostra ambizione è quella di lottare per lo Scudetto e in Champions”.
Ora che si avvicina la settimana di fuoco in cui il Milan affronterà Venezia, Liverpool e Inter, ci si aspettano delle risposte forti e chiare. Gli imprenditori sono qui per fare business ed è anche giusto perché ormai il calcio è una fonte inestimabile di guadagno. Questo sport, però, bisogna conoscerlo a fondo e non bastano semplici uomini d’affari e algoritmi per comporre una rosa che ti possa portare profitto. Chiudo questo editoriale con la frase di Maldini al momento del congedo dal Milan: “Adesso comandate voi, ma rispettate la storia del Milan“.

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