Dopo una stagione complicata, con due cambi di allenatore e la mancata partecipazione alla Champions League, la società rossonera aveva bisogno di una ricostruzione immediata. Il ritorno di Massimiliano Allegri, allenatore del penultimo scudetto rossonero, ha rappresentato la prima pietra per riportare il Milan ai vertici italiani e internazionali, come raccontato da Adrien Rabiot in un’intervista a RivistaUndici.
Ci sono voluti tre mesi perché Allegri ritrovasse uno dei suoi fedelissimi: Adrien Rabiot. La carriera del francese lo aveva portato da Juventus a Marsiglia, e solo dopo alcune difficoltà nel club francese il ritorno in Serie A si è concretizzato. Con Allegri, Rabiot è diventato il “Cavallo Pazzo” del Milan, capace di gestire il ritmo della partita, fare strappi decisivi e dare stabilità al gioco rossonero. Al suo debuto contro il Bologna, ha subito spazzato via le paure nate dalla sconfitta contro la Cremonese.
Dal suo arrivo
Dal suo arrivo, Rabiot ha giocato 17 partite di campionato senza mai perdere. La media punti con lui in campo è di 2,4, senza di lui scende a 1,6. Rabiot commenta: “Mi aspettavo un impatto del genere. Sono venuto qui per questo, per aiutare la squadra, per dare tutto me stesso. Non sono un giocatore egoista, ma uno che lavora per il gruppo: penso al bene del collettivo, sia in campo che fuori. Sento di aver portato serenità tra i compagni di squadra e anche all’allenatore, che mi conosce e sa che sono affidabile. Poi non potevo immaginare che la squadra potesse andare così bene.”
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A 30 anni, Rabiot è nel pieno della maturità professionale. Dopo un percorso tra PSG, Juventus e Marsiglia, ha sviluppato esperienza, leadership e mentalità da super-atleta. Racconta: “In una carriera non tutto può andare per il verso giusto, a volte ti accadono delle cose negative, ma è proprio in questi momenti che impari, che acquisisci più forza. Io ho sempre affrontato tutto, nel calcio e nel privato, con la mia forza mentale. Penso che questa è la cosa che mi rappresenta di più, avere questa forza, questa capacità di stare sul pezzo, questa voglia di andare avanti e di voler sempre far meglio.”

La fiducia in se stesso
La sua fiducia in se stesso è un tratto distintivo: “La fiducia in me stesso è sempre stata un tratto del mio carattere. Con il tempo, con l’esperienza, questa fiducia è cresciuta sempre di più. Questa è una cosa che voglio trasmettere anche qui, al Milan. Se siamo qui, vuol dire che siamo forti, che abbiamo qualità, e sono cose che dobbiamo dimostrare. Per questo è utile provare, a volte rischiare alcune cose, e per farlo bisogna avere fiducia in noi stessi.”
Rabiot è un punto di riferimento per i più giovani e un modello anche per i veterani: “Penso che giocatori come Modric, Maignan, anche uno arrivato da poco come Füllkrug, siano indispensabili per trascinare la squadra, ognuno a suo modo.” Sottolinea la classe di Luka Modric: “La sua qualità la conoscevamo, mi ha stupito il fatto che sia in grado di correre per novanta minuti, avanti e indietro. A quarant’anni non è una cosa scontata, ha un fisico straordinario. Anche in cose come queste trovi serenità e fiducia.”
Il rapporto con Allegri
La sintonia con Allegri è immediata: Rabiot conosce perfettamente il suo allenatore dai tempi della Juventus. “È rimasto sempre lo stesso, forse più sereno.” L’obiettivo è chiaro: “Con lui c’è l’ambizione di far bene, di dare tutto, di allenarsi al cento per cento e di giocare ogni partita come se fosse l’ultima.” Rabiot sottolinea l’importanza dell’atteggiamento mentale: “Non credo che un giocatore possa cambiare una squadra, ma è vero che può dare un certo tipo di contributo. L’atteggiamento dei più giovani, va detto, è impeccabile, e questo in un gruppo è molto importante. È bello che tutti seguano la stessa direzione, questo è anche merito del mister, che dà tranquillità al gruppo, che ci fa fare le cose per bene, senza fretta, senza nervosismo.”

La sua intelligenza tattica permette a Rabiot di adattarsi a qualsiasi sistema di gioco: “È una questione di adattamento, capire cosa chiede l’allenatore e farlo nel miglior modo possibile.” E aggiunge: “Al tempo stesso non perdo le mie capacità, quello che mi rappresenta, è importante mettere tutti gli aspetti insieme, è una cosa che penso di saper fare molto bene. Non mi è mai piaciuto essere un centrocampista con caratteristiche solo difensive o offensive, a me è sempre piaciuto fare tutto sul campo: aiutare la squadra a difendere, poi a ripartire, a tenere palla, a dimostrare la mia tecnica con tiri in porta e inserimenti. Cerco sempre di allenare tutto questo, non solo un singolo aspetto. Più sono completo, più mi sento forte.”
Il suo percorso
Il percorso di Rabiot è stato segnato dalla leadership sin da giovane, condividendo lo spogliatoio del PSG con Ibrahimovic, Thiago Silva, Beckham e Verratti, guidato da Carlo Ancelotti. Ritrova oggi compagni simili al Milan: “Ibra per me è sempre stato un esempio, lo è stato per tutti. Anche solo guardandolo imparavi: nel gestire le responsabilità, nel prendere decisioni, nell’essere forte mentalmente. Sono contento di averlo ritrovato qua, mi sono sempre trovato bene con lui: ha un certo tipo di carattere che è un po’ come il mio, abbiamo la stessa ambizione, la stessa voglia di vincere, il non voler mollare mai. Per il me stesso giovane è stata una grande ispirazione.”
L’amore per il calcio
Il suo amore per il calcio è genuino: “Mi diverto tanto nel giocare a calcio, lo faccio da quando ho sei anni ed è la cosa che amo più di tutte. È una passione che ho dentro di me, che mi spinge ogni mattina. Voglio continuare a vincere, è per questo che gioco a calcio: per le sfide, per superare i limiti. Voglio scrivere il mio nome nella storia di ogni squadra per cui ho giocato: l’ho fatto al Psg e alla Juventus, al Marsiglia purtroppo non sono riuscito perché sono rimasto soltanto un anno. Adesso lo voglio fare al Milan: è un obiettivo importante per me. E poi penserò alla Coppa del mondo, vincerla è l’obiettivo più bello nella carriera di un calciatore.”
Rabiot chiude con un concetto chiave del suo approccio: “Ho scelto di interpretare il calcio così: rimanendo molto focalizzato, lasciando perdere ogni distrazione. Sono contento di poter dire di essere un esempio: arrivo ogni mattina in allenamento con l’obiettivo di migliorare, di fare le cose al massimo, e dopo sto attento alle cure, alle terapie, all’alimentazione, al dormire. Sono tutti aspetti che fanno parte di questa professione: allenarsi bene e riposare bene. Se non ti riposi, se vai in giro, non avrai fatto tutto il possibile.”
Rabiot è il Cavallo Pazzo del Milan, un leader dentro e fuori dal campo, pronto a guidare la squadra verso nuovi traguardi.
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