L’eredità è pesante, anzi pesantissima, se fai Maldini di cognome. Tuo papà e tuo nonno hanno rappresentato uno dei club più titolati al mondo, in più, a soli 22 anni, gestire tutto questo (con annesse dicerie su raccomandazioni) non è di certo facile. Stiamo parlando, chiaramente, di Daniel Maldini, figlio di Paolo e nipote di Cesare, di proprietà del Milan, in prestito al Monza. Parliamo di un ragazzo giovane, voglioso di imporsi e un futuro luminoso davanti a sé. Dopo un paio di prestiti a La Spezia ed Empoli, sembra aver trovato la sua dimensione a Monza, che gli sta permettendo di mostrarsi nel grande calcio. Un aiuto potrebbe essere arrivato da Adriano Galliani, storico amministratore delegato del Milan, oggi ai brianzoli, che lo ha protetto sin dal primo momento da chi lo additava come “raccomandato” e “figlio di papà”.
Il ragazzo si è lasciato andare in un’intervista dove ha raccontato la sua esperienza a Monza e di come sta crescendo, passando dall’idolo di infanzia Messi e finendo col parlare di una possibile chiamata del Venezuela.
Queste le parole di Daniel Maldini a Sportweek:
“Tornare al Milan è sempre un’opzione e un desiderio, ma il Monza mi sta dando tanto. Se dovessi tornare al Milan andrei con l’obiettivo di giocare, non certo di stare seduto in panchina”.
Un cognome pesante:
“Immagino che ci sia gente che pensa che io sia un raccomandato, ma non c’è niente di male a farlo. In campo, tra i giocatori, no. Sono sincero. Fuori sì, anche se nessuno me lo dice apertamente”.

“Sono uno che cerca di vivere una vita normale nonostante il suo nome e la sua storia. Non sto molto dietro ai negozi di abbigliamento. Se devo dire uno sfizio che vorrei togliermi è quello dell’auto nuova. Anzi per comprarla: una Porsche”
Sull’idolo:
“Messi mi lascia a bocca aperta, non solo per quello che fa in campo ma anche come persona. Mi sembra uno a cui non gliene frega niente, che si lascia scivolare le cose addosso”.
Sulla chiamata del Venezuela
“Ero stato contattato mesi fa dal Venezuela, poi non ne ho saputo più nulla. Adesso se ne è tornato a parlare perché hanno giocato contro l’Italia e qualcuno ha fatto il mio nome, ma ripeto io non ho più sentito nessuno. E comunque in questo momento devo trovare la mia dimensione al Monza”.
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