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Kaladze: “Quando uccisero mio fratello, il Milan mi aiutò così”

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L’ex calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze, si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Tra i temi toccati dall’attuale sindaco di Tbilisi in Georgia, la crescita di suo figlio Levan, l’esperienza con la maglia rossonera, l’omicidio di suo fratello e l’esperienza politica. Queste le parole di Kaladze:

L’esordio di mio figlio tra i professionisti? Sono orgoglioso perché lui è felice e ama il calcio. Aspettava questo momento. Vedremo cosa gli riserverà il futuro, ma la voglia di diventare calciatore ce l’ha: se vuole riuscirsi deve lavorare e impegnarsi al massimo”.

Il cognome è un fattore pesante?
“Non lo so. Da lui, di certo, tutti si aspetteranno molto. Avrà dalla sua parte l’aiuto di un padre che, come giocatore, ha vissuto anni nel mondo del pallone. Tra l’altro facevo il suo stesso ruolo: centrale di sinistro e anche terzino sinistro. Qualche consiglio glielo posso dare”.

Sulla somiglianza tra padre e figlio:
“Parecchia è molto grande fisicamente: 1 metro e 90 a 16 anni. Tecnicamente è bravo con il sinistro, ma può e deve crescere. Spero che diventi ancora più forte di me: lo so che non è facile, ma se ci mette sacrificio, impegno, carattere e voglia di fare, con un briciolo di fortuna, può arrivare al massimo”.

Il ricordo del fratello Levan (nome anche di suo figlio):
“È stata una cosa terribile quella che è accaduta a mio fratello: ha fatto tremendamente soffrire la mia famiglia e ha distrutto il mio primo anno al Milan. La notizia del suo rapimento (2001, ndr.) e poi della sua morte (2006, anno di accertamento del decesso, ndr.) sono stati dolori che porterò dentro tutta la vita. Non mi riesco a dar pace per ciò che è successo a mio fratello”.

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“Non so dove ho trovato la forza

– prosegue Kaladze –, ma essere al Milan e avere accanto un gruppo di ragazzi eccezionali mi ha aiutato tantissimo. E poi sono forte di carattere e sapevo che fossi caduto io, sarebbe stata travolta la mia famiglia. Sono andato avanti e abbiamo superato questo dramma. Il fatto che mio figlio porti il nome di mio fratello fa vivere in me, ancora di più, il suo ricordo”.

Sulla sua vita politica:
“Il tempo per seguire mio figlio lo trovo, anche se amministrare la capitale del mio paese, una città di un milione e mezzo di abitanti, è complicato. Come nella politica, nel calcio, nessuno può fare niente da solo. Neanche se è Ronaldo… Serve una grande squadra di persone che lavora con te e, sotto questo aspetto, sono stato fortunato. Ecco perché ho deciso di candidarmi per il terzo mandato alle elezioni del 4 ottobre e sono convinto di vincere anche questa battaglia: con Sogno Georgiano, il nostro partito, vogliamo far crescere la nostra capitale e il nostro paese”.

Un messaggio a Franco Baresi:
“Me lo hanno detto e spero che Franco si riprenda presto. Sono al suo fianco e gli voglio bene”.

Sui ricordi col Milan:
“Eravamo un gruppo eccezionale e siamo rimasti amici a distanza di tempo. Per me, giocare in quel Milan, è stato un orgoglio e una soddisfazione incredibile. Grazie al presidente Berlusconi, a Galliani e a Braida si era formata una famiglia e noi dovevamo solo pensare a giocare: c’erano loro per tutto quello che succedeva fuori dal campo. Anche con la vicenda di mio fratello mi hanno aiutato. Il Milan, per me, sarà sempre una seconda casa, non solo un con una storia eccezionale alle spalle”.

La Champions vinta che preferisco? La seconda ci ha permesso di vendicare Istanbul contro il Liverpool, ma la prima è stata qualcosa di eccezionale perché c’erano nel gruppo diversi giovani che non avevano mai provato un’emozione del genere. Battere la Juve a Manchester è stato un qualcosa di unico e buona parte del merito è di Ancelotti, una persona speciale”, ha concluso Kaladze.

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