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La lezione di Albertini: “Milan? Ecco come si fa una squadra”

Albertini

Demetrio Albertini, bandiera del Milan, ha rilasciato un’interessante intervista alla pagina social Chiamarsi Bomber soffermandosi, tra i vari temi, anche sul Milan e sulle sue politiche messe in atto negli ultimi anni.

Albertini ha commentato l’impatto di Modric sulla realtà rossonera: “Modric ha 41 anni. Quando passano gli anni, diventa sempre più difficile. Però è davvero un fuoriclasse, di quei giocatori che hanno segnato la storia. Poi viene a giocare alla fine della sua carriera, l’avrei voluto vedere prima da noi. Credo che possa portare tanto al Milan in campo”.

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Albertini ha poi continuato sul croato: “È vero che l’esperienza è importante, però il DNA va trasferito: lui ha un DNA un po’ più madridista, come situazione, e qui è un ruolo un po’ diverso. Quindi credo sia un bene per il nostro calcio e per il nostro campionato, ed è un bene anche per il Milan. Poi però mi aspetto che al Milan ci siano i Camarda che possano giocare, e i giovani che possano giocare, anche se non in quel ruolo”.

Non poteva mancare anche un passaggio sulle scelte societarie degli ultimi anni: “Il Milan è un cantiere aperto, perché quando cambi tanti giocatori, tanti effettivi e la società, perché alla fine sono due anni che si susseguono i responsabili sportivi – e sto parlando solo ed esclusivamente della parte sportiva -, devi ripartire un po’ quasi da zero. Una squadra non è fatta dalla sommatoria delle singole individualità. La squadra è composta da un gruppo, da un DNA, un pensiero comune. E quello è ciò che costruiscono gli allenatori, ma non tralascerei neanche quello che costruisce la società”.

Parole importanti e che si collegano specialmente ai discorsi spesso fatti da Amorim negli scorsi mesi sul bisogno di portare la propria mentalità in rossonero.

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