Questa mattina, sul Corriere dello Sport, Franco Ordine ha analizzato le quattro insidie che si potrebbero nascondere dietro la “retrocessione” in Europa League. Il primo ostacolo di cui parla il giornalista è, ovviamente, quello di natura economica, un aspetto non di poca importanza:
“Il primo, as usual, è di natura economico-finanziaria. Secondo calcoli di siti ben informati, i mancati ricavi possono raggiungere la quota di 60 milioni sempre che si consideri un viaggio felice nella fase finale della coppa dalle grandi orecchie. L’Europa League, nel caso di approdo in finale, può garantire un incasso pari a 15 milioni: briciole, come si capisce al volo”.
Poi Ordine prosegue: “Il secondo motivo è dato dal particolare calendario cui andranno incontro Pioli e il suo staff: da organizzare ci sarà innanzitutto il turno in più per il ballottaggio (e nel caso fosse estratto il Brighton di Roberto De Zerbi ci sarà da ballare la rumba) oltre alla sequenza giovedì-domenica che non è proprio il massimo. […] Non va dimenticato che durante la scorsa stagione, la Roma di Mourinho alla quale non si può accreditare una rosa super-competitiva, è stata capace di reggere fino in fondo alla competizione europea perdendo però terreno in campionato e in particolare nella corsa alle prime quattro piazze della classifica”.
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Un’altra delle insidie prese in considerazione è forse uno dei punti che più spaventa i tifosi rossoneri: “Il logorio atletico sul Milan che è stato già flagellato da una striscia inquietante di infortuni muscolari. Pioli e i suoi hanno garantito di aver studiato e portato alcune modifiche ai sistemi di preparazione e in particolare di riammissione all’attività dopo l’accidente muscolare. Ne è una riprova il caso Leao. Il portoghese avrebbe potuto, con la lesione già guarita, partecipare al viaggio a Bergamo contro l’Atalanta, magari partendo dalla panchina. È stato deciso di tenerlo ancora al riparo e di prepararlo invece per Newcastle, con risultati sorprendenti visto il contributo decisivo dato al risultato ottenuto.”
Infine: “Il quarto e ultimo motivo è più flebile, costituito dai precedenti poco esaltanti e dal modesto feeling del popolo dei tifosi per la competizione. L’allergia del Milan alla coppa Uefa, nel periodo berlusconiano, cominciò con l’avvento di Arrigo Sacchi (eliminazione al secondo turno per merito dell’Espanol nell’87-’88 seguita dallo scudetto però), proseguì con Capello (stagione ’95-’95, eliminati dal Bordeaux di Zidane e Dugarry) e si concluse con Ancelotti, il collezionista di Champions”.
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