Il numero 10 del Milan, Rafael Leao, ha rilasciato una lunga intervista esclusiva per la Gazzetta dello Sport. Rientrato infatti da poco dalle vacanze, si dice pronto ad affrontare la stagione che verrà. È ormai la sesta per lui in rossonero, e ha accolto con fiducia il nuovo allenatore Fonseca. Si è poi mostrato maturo e carico per il futuro. Ecco le sue dichiarazioni.
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Nella tua autobiografia, “Smile”, affermi: “Non riesco ad aprire il mio cuore al 100% a nessuno, perché ho una tremenda paura che mi possano ferire”. Ne possiamo parlare? “Sì, da piccolo sono cresciuto in un quartiere come Jamaica, a Lisbona. La gente fuori dal quartiere ci guardava male, non c’erano tante persone che ci davano una mano e io sono diventato grande così. Ho una forma di protezione: non mi apro, così mi sento più sicuro. E poi da solo imparo meglio: fa più male, ma così si cresce”.

In che senso “la gente ci guardava male”? “In zona c’erano persone che facevano cose che è meglio non dire e Jamaica veniva visto come un quartiere non buono. La verità è che la gente cercava solo un buon futuro e non aveva opportunità. André, Emmanuel, Paolo, i miei amici di allora sono ancora i miei grandi amici”.
Un anno fa, in una intervista, avevi detto di voler avere presto dei figli. È ancora così? “Sì, diventerò papà tra poco, papà di due gemelli. Dovrebbero nascere a novembre. Sono sicuro che sarà un’esperienza molto carina, a me i bambini piacciono. Diciamo che ho ancora un altro motivo per dare valore alla mia famiglia e continuare a lavorare per lei”.
È quindi un momento felice nella tua vita? “Sì, uscire ai quarti all’Europeo è stato un momento difficile ma quella resta una bella esperienza. Le vacanze in famiglia poi mi hanno fatto bene: invece di venire qui in New Jersey da Miami, sono passato dal Portogallo per vedere i miei parenti. Sono loro che, nei momenti bassi o in quelli belli, mi stanno vicino. Ora sono carico per la stagione, sono felice di rivedere i compagni e fare un’altra stagione con questa maglia. Con quasi tutti sono rimasto in contatto, Florenzi mi ha chiesto: “Ti stai allenando?”.
E a proposito di allenamenti, qualcosa di speciale? “Non faccio mai allenamenti noiosi, cerco di sfruttarli per fare quello che mi piace. Negli ultimi giorni sono stato con il mio personal trainer, ho fatto tiri, colpi di testa. Sono cose importanti: davanti al portiere, mi aiutano a fare più gol”.
Un sospetto: non è che Rafa Leao è troppo buono e, per questo, segna poco, ha poco istinto da killer in area? “Quando ero piccolo, mi piaceva dribblare e fare assist. Guardavo tutti, soprattutto Xavi e Iniesta che facevano passaggi di 30 metri, o anche solo di 5 per mettere un attaccante davanti alla porta. Per questo non sono egoista. I miei preferiti sono sempre stati Ronaldinho, Cristiano Ronaldo allo United, tutti quelli che facevano giocate o passaggi incredibili. Io mi vedo così, porto qualcosa di diverso”.
E i gol? “Il calcio adesso è solo numeri, è chiaro che i numeri sono importanti ma non valorizzano più i talenti. Chi non riesce a fare un passaggio ma segna 30 gol viene messo sopra a tutti, anche a chi porta qualcosa di diverso. Il calcio però è dare spettacolo e vincere, per quello ci vengono a vedere”.
Insomma, non vedremo mai Leao da numero 9. “Io voglio fare più gol, è chiaro: cercherò di fare tutte e due le cose, le giocate e i gol. In campo posso adattarmi, posso giocare vicino all’attaccante ma ora, con un calcio più tattico, le squadre si mettono dietro e occupano molto la zona centrale. Non gioco da anni spalle alla porta e ho bisogno di spazio, di guardare tutto il campo. Non mi vedo giocare presto da centravanti”.

Qual è stata la prima impressione su Fonseca dopo l’incontro in Portogallo? “È una persona diretta, molto, fa vedere subito quello che vuole. Le sue squadre hanno giocato sempre un bel calcio e per gli attaccanti è top: mi vedo bene con lui e anche i compagni sono contenti. Gli allenamenti sono molto intensi, sempre con la palla: secondo me abbiamo già capito tutte le sue idee di gioco, sarà bello. L’identità del Milan storicamente è con la palla e qui tutti i giocatori sono coinvolti nel possesso: secondo me è l’allenatore giusto”.
Richieste personali? “Mi chiede di stare largo, cercare la palla, fare uno-due per arrivare vicino all’area”.
In area questa volta ci sarà Morata: è l’acquisto giusto o sarebbero stati meglio altri? “Morata e Giroud sono due campioni: uscito uno, ne è entrato un altro. Giroud ha fatto la storia del Milan ma conosco bene anche Morata, è un attaccante che lavora ed è molto mobile, sarà bello per noi altri attaccanti. Speriamo faccia anche tanti gol”.
E Camarda? Vi parlate? “È ancora giovane ma sta facendo molto bene, mi aspetto molto da lui. Io cerco sempre di parlargli, fargli capire che in prima squadra è diverso rispetto alle partite con i ragazzi della sua età. Deve essere forte, combattivo. Sa già fare gol, deve imparare altre cose ma sarà il futuro del Milan. Noi più vecchi gli stiamo dietro, anche io”.
Sembra sia nato un nuovo Rafa Leao, un Rafa saggio… “Mah, sono qui già da sei anni e io sono fatto così, cerco di aiutare sempre i giovani. Quando sono arrivato al Milan, i più esperti mi hanno dato una mano. Ora tocca a noi”.
Secondo te quindi, Camarda può già avere un po’ di spazio in A? “Decide il mister però, se continua a lavorare, può mettere un po’ di pressione agli altri. Deve lavorare al 100% e aspettare la sua opportunità”.
Pavlovic, visto da vicino contro il Salisburgo, è approvato? “È forte, cattivo, bravo con la palla, ha fisico. Devo dire che anche gli altri giocatori avvicinati al Milan in questa estate mi piacciono”.
Tu invece a volte non piaci alla gente. Molti dicono che in campo sei indolente e in effetti, qualche volta viene da pensarlo. Sono critiche giuste o sbagliate? “La gente a volte non capisce certe cose del calcio ma non mi dà fastidio. Le uniche critiche che ascolto sono quelle del mio allenatore, dei dirigenti, di chi sta al Milan. Qui mi vogliono bene, sanno dove posso arrivare e lo so anche io: posso essere uno dei migliori, non solo al Milan ma nel mondo”.
Tre pensieri rapidi su tre persone. Stefano Pioli: che cosa resta di lui? “Io e lui siamo cresciuti insieme, come allenatore e giocatore. Mi ha aiutato, mi ha dato l’opportunità di essere un giocatore importante e lo devo ringraziare per sempre: rimarrà nella mia carriera come uno degli allenatori più importanti”.
Il più sfortunato della tournée: Alessandro Florenzi. Che cosa perde il Milan con lui? “Perdiamo la sua esperienza, in Italia e in Europa, per me e tutti noi lui è molto importante anche fuori dal campo. È un guerriero, tornerà”.
Il più carico negli Stati Uniti: Samu Chukwueze. Può diventare decisivo dopo un anno difficile? “Sì, sì, quando non giochi tanto diventa difficile far vedere quello che puoi fare ma, da quello che ho visto, Chuk ha più fiducia, ha voglia di avere la palla e fare la differenza. È quello che aspettavo. Se continua così, farà una grande stagione”.
Gioco olimpico per chiudere: tre nomi, devi scegliere a chi dare oro, argento e bronzo. Da portoghese: Eusebio, Figo, Cristiano Ronaldo. “Cris per me è oro, poi Eusebio. A Figo do il bronzo”.
Esterni sinistri: Giggs, Ribery, Ronaldinho. “Ronaldinho senza pensarci. Argento a Ribery”.

Riguardo Ibra. Vi parlate molto, ora che è un dirigente? “Sì, ci parliamo. Quando giocavamo l’amicizia era diversa, lo avevo sempre al mio fianco. Ora se ho bisogno, so che posso chiamarlo a qualsiasi ora. È una delle persone che possono portarmi a un altro livello”.
Che consigli dà? “Mi parla di mentalità, dice che in campo devo essere più cattivo”.
Quindi c’è un nuovo obiettivo per il prossimo anno: essere più cattivo. Corretto? “Sì, corretto”.
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