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L’ex Milan: “Modric mi chiamava “Zizou””, poi il paragone con Neymar…

Tra i tanti giocatori di talento che hanno vestito la maglia rossonera, è impossibile dimenticarsi di Adel Taarabt. In soli sei mesi al Milan, Taarabt ha conquistato tutti i tifosi e la maglia rossonera è entrata in modo permanente nel suo cuore. Ad oggi ancora in tanti si chiedono il motivo del suo non riscatto. Il marocchino era un giocatore di puro talento che purtroppo incostanza di rendimento e una carattere difficile da gestire non è diventato il campione che tutti si aspettavano.

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Intervistato da Gazzetta.it, l’ex rossonero ha parlato molto di Milan, soffermandosi in modo particolare su due nuovi acquisti dei rossoneri: Gonçalo Ramos e Diego Moreira. Questa l’intervista completa:

Taarabt, cosa ne pensa del Milan di Amorim? “Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Prima che firmasse con il Milan, avevo sentito anche la voce di un possibile ritorno al Benfica. Prima o poi, secondo me, lo allenerà. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo”. 

Quale giocatore rossonero le piace?  “Diego Moreira è un amico. L’ho conosciuto al Benfica e parla anche marocchino, grazie al compagno di sua mamma. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico”. 

Inquadriamolo: qual è il suo vero ruolo?  “È un esterno destro, ha un’intensità incredibile e può fare tutta la fascia. Con Amorim può solo crescere. La doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto di quello che vedranno i milanisti. È forte, lo assicuro”. 

E Gonçalo Ramos? “Un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra. Contro la Juve è rimasto troppo solo in area, però penso che con il tempo Amorim riuscirà a valorizzarlo”. 

Lei ha giocato anche con Luka Modric al Tottenham… “E mi chiamava ‘Zizou’. Avevo 18 anni e una volta Luka mi disse che ero simile a Zidane per il modo in cui giocavo. Detto da un futuro Pallone d’Oro fa un certo effetto”. 

Scaviamo nella sua storia. Lei al Milan ha giocato in prestito sei mesi nel 2014, poi non è arrivato il riscatto. Come mai?  “Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro”.

A lei veniva imputato un carattere difficile, soprattutto considerando tutto quel talento. “Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…”.

E come si divertiva?  “Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente”. 

È vero che una volta mise le mani al collo di Kakà?  “Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda”. 

Invece Ignazio Abate le urlava spesso addosso…  “Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria”. 

Mancano fantasisti alla Taarabt nel calcio di oggi?  “Ormai i giocatori sono tutti dei cavalli. Corrono e basta”. 

Sull’addio al calcio: “Lo scorso dicembre mi sono rotto il crociato con lo Sharjah. Da lì ho detto basta, a 37 anni non ce la faccio più. Ora vivo a Marrakech, ma a breve mi sposterò in Galles: farò il corso allenatori lì“.

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