Undici anni dall’ultima apparizione del Milan ai quarti di Champions League. Era il tre aprile del 2012 e al Camp Nou il Milan di Ibrahimovic, Nesta, Thiago, Nocerino, guidati da Massimiliano Allegri, disse addio ai sogni di accesso alla semifinale della massima competizione continentale. Un doppio Messi, entrambe le reti su calcio di rigore e Iniesta ad inizio ripresa, frantumano l’illusione rossonera alimentata dal gol del pareggio di Nocerino su assist di Zlatan Ibrahimovic. Un pareggio con gol fuori, sommato allo 0-0 di San Siro, avrebbe significato qualificazione.
Ieri il Milan, pareggiando al New White Hart Lane di Londra, casa del Tottenham guidata da Antonio Conte, ha meritatamente staccato il pass per i quarti. Il Milan torna tra le migliori otto d’Europa. E ora? Il rischio di un derby europea e la certezza di incontrare il gota del calcio, non lasciano molto spazio alla fantasia. Ma c’è un dato al quale il tifoso milanista non disdegna aggrapparsi.
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Gli uomini di Pioli hanno passato gli ottavi lasciando la propria porta inviolata per 180 minuti. Due clean sheet tra andata e ritorno che riportano ad una stagione in particolare. Correva l’anno 2007 e il Milan di Carlo Ancelotti dopo aver ceduto al Chelsea Andriy Shevchenko era uscito dalla mannaia di calciopoli. Tutto lasciava presagire l’inizio del declino.
L’urna di Nyon accostò al Milan il Celtic Glasgow per un’ottavo che, sulla carta, sembrava abbordabile. Martedì 20 febbraio 2007 Maldini e compagni tornano da Glasgow con uno scialbo 0-0. Mercoledì 7 marzo a San Siro sono serviti 120 minuti ed uno strepitoso gol di Kakà in apertura del primo tempo supplementare per qualificarsi ai quarti. Proprio da quella stagione il Milan non concludeva un incontro ad eliminazione diretta di andata e ritorno con zero gol subiti. Oggi esattamente come allora.
E in quella stagione sapete come finì? Chiaramente è solo un gioco statistico ma sognare non costa nulla. In fondo è lo stesso Pioli a dichiarare: “Sognare è bello, aiuta a lavorare meglio“
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