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Milan, ecco il calcio di Glasner: pressing, intensità e identità tattica nel segno della scuola Rangnick

Il nome di Oliver Glasner continua a occupare il primo posto nella lista del Milan per la panchina della stagione 2026/27. Mentre il club rossonero lavora per definire gli ultimi tasselli del nuovo assetto tecnico e dirigenziale, l’allenatore austriaco resta l’unico candidato realmente in corsa per raccogliere l’eredità della gestione precedente.

In attesa di capire se la trattativa arriverà alla fumata bianca, dagli studi di Sky Sport 24 il telecronista Paolo Ciarravano ha analizzato le caratteristiche del calcio proposto da Glasner, illustrando i principi che hanno accompagnato il tecnico durante la sua esperienza al Crystal Palace, conclusa con la conquista di tre trofei e con una delle pagine più importanti della storia del club londinese.

La matrice tattica: il 3-4-2-1

Secondo Ciarravano, il sistema di gioco di Glasner è ormai facilmente riconoscibile.

“Glasner è più identificabile perché negli ultimi anni ha giocato più o meno con delle caratteristiche definite“, ha spiegato il giornalista. “Il sistema di gioco è un 3-4-2-1, con molta attenzione al pressing. La scuola è comunque quella di Rangnick”.

Una definizione che aiuta a comprendere il possibile legame tra l’allenatore austriaco e il progetto tecnico che il Milan starebbe cercando di costruire. La filosofia calcistica di Glasner si ispira infatti a molti dei principi sviluppati negli anni da Ralf Rangnick, altro nome fortemente accostato al club rossonero per un ruolo nell’area tecnica.

Intensità, pressing e riaggressione

Il marchio di fabbrica delle squadre allenate da Glasner è rappresentato dall’aggressività senza palla.

L’obiettivo è recuperare rapidamente il possesso attraverso un pressing organizzato e una costante riaggressione dopo la perdita del pallone. Le sue squadre tendono spesso ad accettare situazioni di marcatura uomo contro uomo nella metà campo avversaria, cercando di limitare il tempo di gioco degli avversari e forzare errori nella costruzione dell’azione. Quando il recupero immediato non è possibile, però, la squadra sa ricompattarsi rapidamente mantenendo equilibrio e compattezza tra i reparti. Un ruolo fondamentale, in questo contesto, è affidato ai due centrocampisti centrali, chiamati non solo a garantire intensità e copertura, ma anche a leggere con precisione le linee di passaggio avversarie.

Attacco a cinque uomini

Dal punto di vista offensivo, il 3-4-2-1 di Glasner si trasforma spesso in una struttura molto più offensiva. Come spiegato da Ciarravano, il sistema non prevede un classico trequartista centrale. Dietro la punta agiscono invece due attaccanti mobili che tendono ad accentrarsi per occupare gli spazi tra le linee e creare superiorità numerica. A garantire ampiezza e profondità sono gli esterni di centrocampo, elementi fondamentali nello sviluppo offensivo. I quinti sono chiamati ad accompagnare costantemente l’azione, arrivando fino alla linea di fondo per creare occasioni e rifornire l’attaccante centrale. Ne deriva una fase offensiva che coinvolge stabilmente cinque giocatori e che punta ad attaccare con molti uomini pur mantenendo una struttura riconoscibile.

Un’identità chiara

Uno degli aspetti più apprezzati del lavoro di Glasner è proprio la definizione di un’identità tattica precisa. Pur trattandosi di un sistema fluido e dinamico, le sue squadre mostrano principi ben riconoscibili sia in fase di possesso sia in fase di non possesso. Intensità, organizzazione e aggressività rappresentano i pilastri di un calcio moderno che ha portato risultati importanti nelle sue esperienze più recenti. Per questo motivo il suo profilo continua a essere considerato ideale da chi immagina un Milan più verticale, più aggressivo e maggiormente riconoscibile sul piano del gioco.

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