Nella sua storia il Milan non ha mai avuto numerosi punti di riferimento nel ruolo di ala destra, caratterizzata da giocatori come Pato e Gullit che partivano a destra ma nel corso della gara si accentravano verso la porta. Complici inoltre le scelte tattiche utilizzate dai diversi allenatori seduti sulla panchina del Diavolo : con Carlo Ancelotti dominava infatti il cosiddetto “albero di natale“, il 4-3-2-1. In quest’ultimo i centrocampisti coprivano la difesa e le due mezze punte venivano impiegate a sostegno del centravanti. Un esempio? I due bomber rossoneri Kaka e Shevchenko posti dietro all’amante del gol Filippo Inzaghi.
È presente però un momento della storia nella quale tali caratteristiche non erano presenti. Con l’approdo di Fabio Capello a Milano l’ala destra assunse un ruolo centrale. Il tecnico artefice del “Milan degli Invincibili” cambiò visione di gioco a Dejan Savićević “trasferendolo” sulla fascia destra e sfruttando così le sue qualità di mancino. Infine non bisogna tralasciare uno dei pilastri della rosa in quegli anni, inserito da Franco Baresi negli XI giocatori più forti con i quali abbia mai giocato e definito da Michel Platini: “Il miglior giocatore italiano degli anni novanta“, Roberto Donadoni. Giocatore completo, dotato di corsa e ottimo dribbling, senza parlare dell’eccellente controllo palla a tal punto da effettuare interi match senza perderne il controllo.
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L’ALA DESTRA AI GIORNI NOSTRI
Arriviamo infine ai giorni nostri, sono stati numerosi i giocatori a ricoprire questa zona di campo. I rossoneri dopo la vittoria del 18esimo scudetto hanno affrontato anni bui, anni nei quali i sostenitori della squadra di via Aldo Rossi non riuscivano ad intravedere la luce infondo al tunnel, contrassegnata dagli ultimi anni di presidenza di Silvio Berlusconi e la successiva era di Li Yonghong, fino ad arrivare a Elliot, colui che ha riportato il Milan sul tetto d’Italia. In questi anni i giocatori che hanno ricoperto tale ruolo sono stati molteplici: da Alessio Cerci e Suso fino ad arrivare a Samu Castillejo, Junior Messias e Alexis Saelemaekers.
Castillejo, tifoso milanista fin dalla giovane età, ha sempre dato tutto se stesso per questi colori non riuscendo mai ad incidere come desiderato. Stesso discorso per gli altri colleghi, Messias e Saelemaekers. Il primo, autore della rete di testa in Champions League contro l’Atletico Madrid, non ha mai soddisfatto le aspettative. L’attuale calciatore del Genoa, con la maglia rossonera, ha disputato complessivamente 57 gare siglando solo 8 reti e 5 assist. Il secondo invece, jolly di Thiago Motta, malgrado abbia sempre “sputato sangue” per questo club, ha totalizzato 7 gol e 7 assit in 78 match disputati.
Nel corso della precedente sessione di calciomercato estivo è arrivata la svolta. La dirigenza meneghina ha acquistato dal Chelsea un cosiddetto esubero, Christian Pulisic. Il capitano della nazionale americana è stato uno dei protagonisti della stagione appena conclusa. Titolare inamovibile di Stefano Pioli ha collezionato 41 presenze totalizzando 11 reti e 8 assist. Rapido, agile, con un’estesa visione di gioco e abile nel dribbling ha fatto innamorare fin dal primo giorno tifosi e non. Non bisogna dimenticarsi infine di Samuel Chuckueze. Il nigeriano non ha trovato molto spazio quest’anno ed è presente nell’aria una forte tensione in vista della prossima stagione, per assistere all’evoluzione tanto attesa.
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