Quando tocchi il fondo puoi solo risalire. Il Milan l’aveva toccato martedì sera intorno alle 23, quando il triplice fischio della sfida contro il Liverpool aveva decretato il crollo rossonero. Quattro partite in campionato con una vittoria, due pareggi e una sconfitta. Prestazioni negative, caratterizzate dalla mancanza di idee, da un gioco inesistente, da una fase difensiva incomprensibile e, soprattutto, da uno spirito di squadra smarrito. Leader assenti, carisma scomparso. La colpa è ricaduta tutta sul tecnico, anche se la tifoseria si è concentrata sulla società. Nessuno poteva aspettarsi una resurrezione così rumorosa e improvvisa. Il merito, oltre che della squadra in generale, è di Fonseca.
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Le critiche vanno bene, ma bisogna anche saper dare i giusti meriti. Un colpo da maestro, vero e proprio. Dopo i sei derby persi, il tecnico portoghese ha ingabbiato e imbrigliato Inzaghi e l’Inter tutta. Il cambio modulo con l’aggiunta di una punta al posto del trequartista a sparigliato le carte in tavola, specialmente perché, a turno, Abraham e Morata, scendevano a centrocampo ad aiutare, legando il gioco. Ieri sera ha funzionato tutto, dall’inizio alla fine. I gol potevano essere anche più di due, magari tre, persino quattro. L’unica pecca è proprio la poca lucidità sotto porta. Al momento va bene così.
Dalla quasi certezza dell’esonero alla conferma. Ora, la stagione del Milan può veramente iniziare. Occhio, però, a non farsi travolgere nel modo sbagliato dall’emozione della vittoria di ieri sera. Quello è un punto di partenza, non di arrivo. Il gruppo c’è, lo spirito è tornato. A dimostrarlo, oltre ai festeggiamenti post-gara, è la reazione della squadra alla rete di Gabbia, in particolare quella di Morata ed Emerson Royal che assalgono Fonseca, abbracciandolo.
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