Ci sono giocatori che lasciano un’impronta eterna nel mondo del calcio, e Gianni Rivera è senza dubbio uno di quelli. Primo Pallone d’Oro della storia del calcio italiano, Rivera è considerato assieme a Baresi e Maldini come parte del trio di capitani storici che hanno guidato il Milan negli ultimi 60 anni. AllMilan ha avuto il piacere di avere ai propri microfoni la leggenda rossonera. Tanti i temi trattati, dagli inizi, fino ad arrivare all’attuale lotta scudetto che vede impegnato il Milan di Allegri.
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Rivera è tornato anche a parlare dell’approccio delle squadre sui calci d’inizio, dopo che lui l’anno scorso aveva fatto i complimenti al PSG per l’avvio contro l’Inter: “Negli ultimi anni tutti partono allo stesso modo e non capisco perché. Credevo che fosse cambiato il regolamento (ride ndr.). poi ho scoperto che il regolamento era sempre lo stesso, nonostante tutti scelgono sempre di partire giocando la palla all’indietro. Evidentemente si preferisce avere tutti gli avversari di fronte, invece di superare i primi 5. Rimangono sempre meravigliato da come gli allenatori non facciano una scelta importante, avendo la possibilità di giocare subito in avanti e superare i primi 5 elementi della squadra avversaria, quelli più o meno deputati alla fase offensiva. Invece no, preferiscono giocare con tutta la squadra di fronte. Così il calcio diventa di una monotonia tremenda e in qualche caso anche pesante da sopportare”.
Poi il commento sulla lotta scudetto: Il Milan deve arrivare primo, non c’è alternativa”.

Infine Rivera ha risposto in questo modo quando gli è stato chiesto di ricordare i momenti più belli della sua carriera: “Tutta la vita da calciatore. Io ho cominciato nell’Alessandria, l’ultimo anno di Serie A dei piemontesi. L’anno successivo dovevo andare a Roma per le Olimpiadi. Sono partito da Alessandria e al ritorno sono andato direttamente a Milano perché nel frattempo il Milan mi aveva preso. Parliamo degli anni 60’. All’epoca, fu l’allenatore dell’Alessandria a fare in modo che andassi al Milan, dove anche lui aveva giocato. Il nostro centravanti era Lorenzi e il Mister era preoccupato che Lorenzi mi portasse all’Inter. Nel silenzio generale andai a fare un provino a Milano, per i rossoneri, insieme a Liedholm e Schiaffino”.
La leggenda rossonera ha poi continuato: “In quegli anni ognuno aveva solo un paio di scarpe e doveva farselo bastare. Le mie avevano suole e tacchetti completamente consumate. Fortunatamente si mise a piovere e il campo era un po’ più morbido e ho potuto giocare. Gipo Viani mi notò subito. Infatti Liedholm e Schiaffino, subito dopo la fine del provino andarono gli dissero di prendermi il prima possibile: “Già fatto”, questa fu la risposta di Viani. Ero partito da Alessandria, passando da Roma per le Olimpiadi e al ritorno andai direttamente a Milano”.
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